Anche stasera vi affido le riflessioni di padre Vanhoye: ci aiutano a comprendere meglio l’importanza delle letture della s. Messa di oggi: Bar 1,15-22 e Lc 10,13-16«Le letture di oggi ci parlano di disobbedienza alla Legge di Dio da parte del popolo ebraico. Ogni cristiano, se vuole essere fedele a Gesù, deve rattristarsi per i peccati che vengono commessi in tutto il mondo e unirsi alla preghiera del Profeta Baruc: “Al Signore, nostro Dio, la giustizia; a noi il disonore sul volto”.È una preghiera ispirata dalla catastrofe nazionale che ha colpito il popolo ebreo e ne ha provocato l’esilio. Allora i Giudei hanno riflettuto sulla loro vita e hanno confessato davanti al Signore la loro infedeltà: “Abbiamo peccato contro il Signore, gli abbiamo disobbedito, non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio”. È una preghiera molto bella, ispirata dallo Spirito Santo. Noi dobbiamo confessare davanti al Signore le infedeltà umane, senza separarci dei peccatori, ma mettendoci in mezzo a loro, per riconoscere davanti a Dio che siamo indegni dei suoi benefici perché non siamo stati obbedienti alla sua voce.Noi possiamo davvero rivolgere a Dio questa preghiera, pensando a tutte le ingiustizie che ci sono oggi nel mondo, all’odio che dilaga un po’ dappertutto con ferocia disumana, mietendo vittime innocenti; pensando alla corruzione, ai poveri che continuano a essere oppressi, alle persone ricche che vogliono arricchirsi sempre di più, e ogni specie di immoralità. Dobbiamo farci carico di tutti questi mali non con un atteggiamento di angoscia deprimente, ma con un atteggiamento di solidarietà che condivide e che vuole, con Gesù, prendere su di sé il peccato del mondo.Allora ci verrà incontro la misericordia divina, che invochiamo nel salmo responsoriale: “Fino a quando sarei adirato, Signore: per sempre? […] Presto ci venga incontro la tua misericordia, perché siamo così poveri! Aiutaci, o Dio, nostra salvezza, per la gloria del tuo nome; liberaci e perdona i nostri peccati a motivo del tuo nome”» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume III – Tempo ordinario/2, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 177-178).Voglio precisare un solo punto. È importante sentirsi vicini a chi commette il male (è il grosso tema del “peccato sociale”), ma non dimentichiamo mai che la responsabilità morale è personale. In altre parole, io alla fine della mia vita renderò conto dei miei peccati, non dei peccati degli altri. Nella Bibbia ci sono posizioni diverse su questo argomento. Spero che conosciate un insegnamento molto importante su questo tema: Ger 31,29-30.Gesù tratta questo argomento quando guarisce il cieco nato (cfr. Gv 9,1-3).Ecco un breve brano, tratto dal mio Manuale (cap. XI, §22.2, p. 501).C’è una solidarietà misteriosa ma reale, sia nel bene (Wojtyla la chiama “la legge dell’ascesa”) sia nel male (“la legge della discesa”) (cfr. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Riconciliazione e penitenza, 2 dicembre 1984, n. 16). Si tratta rispettivamente della comunione dei santi e della comunione del peccato. Si può dire che «il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo sugli altri» (ivi) La comunione dei santi, la legge dell’ascesa, è bene espressa dalla frase: «Ogni anima che si eleva, eleva il mondo» («Toute âme qui s’élève élève le monde!» ÉLISABETH LESEUR).