Pensiero serale 02-09-2026

Stasera vi spedisco l’omelia pronunciata da papa Benedetto 20 anni fa, commentando lo stesso episodio narrato dal vangelo della s. Messa di oggi (Lc 4,38-44), ma nella “versione” parallela di san Marco (1,29-39).
Ci dona la possibilità di approfondire alcuni punti importanti.

«Il Vangelo ora ascoltato comincia con un episodio molto simpatico, molto bello ma anche pieno di significato. Il Signore si reca alla casa di Simon Pietro ed Andrea e trova ammalata con febbre la suocera di Pietro; la prende per mano, la solleva e la donna è guarita e si mette a servire. In questo episodio appare simbolicamente tutta la missione di Gesù. Gesù venendo dal Padre si reca nella casa dell’umanità, sulla nostra terra e trova un’umanità ammalata, ammalata di febbre, di quella febbre che sono le ideologie, le idolatrie, la dimenticanza di Dio. Il Signore ci dà la sua mano, ci solleva e ci guarisce. E lo fa in tutti i secoli; ci prende per mano con la sua parola, e così dissipa le nebbie delle ideologie, delle idolatrie. Prende la nostra mano nei sacramenti, ci risana dalla febbre delle nostre passioni e dei nostri peccati mediante l’assoluzione nel sacramento della riconciliazione. Ci dà la capacità di alzarci, di stare in piedi davanti a Dio e davanti agli uomini. E proprio con questo contenuto della liturgia domenicale il Signore si incontra con noi, ci prende per mano, ci solleva e ci sana sempre di nuovo con il dono della sua parola, il dono di se stesso. […]
Gesù dorme nella casa di Pietro, ma di prima mattina quando ancora è buio, si alza ed esce e cerca un luogo deserto e prega. E qui appare il vero centro del mistero di Gesù. Gesù sta in colloquio con il Padre ed eleva la sua anima umana nella comunione con la persona del Figlio, così che l’umanità del Figlio, unita a Lui, parla nel dialogo trinitario col Padre; e così rende possibile anche a noi la vera preghiera. Nella liturgia Gesù prega con noi, noi preghiamo con Gesù e così noi entriamo in contatto reale con Dio, entriamo nel mistero dell’eterno amore della Santissima Trinità.
Gesù parla con il Padre, questa è la fonte ed il centro di tutte le attività di Gesù; vediamo la sua predicazione, le guarigioni, i miracoli e infine la passione, escono da questo centro, dal suo essere col Padre. E così questo Vangelo ci insegna il centro della fede e della nostra vita cioè il primato di Dio. Dove Dio non c’è, anche l’uomo non è più rispettato. Solo se lo splendore di Dio rifulge sul volto dell’uomo, l’uomo immagine di Dio è protetto da una dignità che poi da nessuno deve essere violata.
Il primato di Dio. Vediamo nel “Padre nostro” come le tre prime domande si riferiscano proprio a questo primato di Dio: che il nome di Dio sia santificato, che il rispetto del mistero divino sia vivo e animi tutta la nostra vita; che “venga il regno di Dio” e “sia fatta la sua volontà” sono due aspetti diversi della stessa medaglia; dove è fatta la volontà di Dio c’è già il cielo, comincia anche in terra un po’ di cielo, e dove viene fatta la volontà di Dio è presente il Regno Dio. Perché il Regno di Dio non è una serie di cose, il Regno di Dio è la presenza di Dio, l’unione dell’uomo con Dio. E verso questo obiettivo Gesù ci vuole guidare» (BENEDETTO XVI, Omelia 5-2-2006).

La suocera di Pietro fu liberata dalla febbre e si mise a servire. Ognuno di noi ha almeno una “febbre” spirituale da cui essere liberato. Io chiedo al Signore per me e per voi di individuarla bene e di chiedere con decisione e fiducia a Gesù la forza per essere purificato e liberato.
Nel Vangelo di Marco (1,31) Gesù prese per mano quella donna. Questo è un altro dono che voi voglio chiedere per ognuno di voi: sentire nel profondo del cuore questa dolcezza e questa vicinanza di Gesù.
Infine, mi ha colpito molto il cenno alla preghiera, al “Padre nostro”, soprattutto quando papa Benedetto afferma che «Gesù rende possibile anche a noi la vera preghiera». So bene che spesso non è facile pregare. La certezza che Gesù ci aiuta anche per poter pregare è molto consolante.