Oggi è la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Il Papa ci ha donato questa preghiera, che ci fa riflettere sul grande dono dall’acqua.
«Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Signore della Vita, ci hai donato l’acqua, fonte di fecondità, freschezza e speranza. Essa disseta, feconda la terra e cura le ferite.
Ti ringraziamo perché l’acqua è anche simbolo della tua grazia e del tuo amore, che ci rinnovano attraverso il Battesimo. Oggi ti chiediamo di insegnarci a custodirla con gratitudine, giustizia e responsabilità.
Perdonaci per averla trasformata in merce, dimenticando che è un dono universale, un diritto senza confini, destinato a tutti i tuoi figli. Guardiamo con dolore tanti fratelli e sorelle senza acqua potabile, che percorrono chilometri per trovarla, e si ammalano per la sua scarsità.
Fa’ che il tuo Spirito ci renda pellegrini dell’essenziale, capaci di vivere con sobrietà, di denunciare lo spreco e l’inquinamento, di difendere il diritto di ogni persona a bere senza paura, senza disuguaglianze.
Che la nostra cura per l’acqua sia segno di amore per il Creatore e impegno per la vita dei più poveri, educando le nuove generazioni a valorizzare e proteggere le risorse della Terra. Amen» (LEONE XIV, Videomessaggio, 1-9-2026).
L’acqua è uno dei temi biblici più importanti. Vi ricordo la prima strofa del Salmo Responsoriale di domenica scorsa, tratta dal salmo 62 (63), 2. «O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua».
Mi limito a segnalare due passi del Vangelo secondo Giovanni: Gv 4,7-14 e 19,33-34.
Sappiamo bene l’importanza dell’acqua anche per le apparizioni della Vergine a Lourdes e proprio lì il Papa si recherà fra poco meno di un mese. Vi esorto a leggere sul sito del quotidiano “Avvenire” l’intervista al vescovo di Lourdes Jean-Marc Micas (https://www.avvenire.it/chiesa/il-papa-a-lourdes-sara-tra-i-pellegrini-con-le-fiaccole_112409).
Quindici anni fa papa Benedetto si recò a Venezia e in quell’occasione ci donò riflessioni molto profonde sull’acqua.
«L’acqua è simbolo ambivalente: di vita, ma anche di morte; lo sanno bene le popolazioni colpite da alluvioni e maremoti. Ma l’acqua è anzitutto elemento essenziale per la vita. Venezia è detta la “Città d’acqua”. Anche per voi che vivete a Venezia questa condizione ha un duplice segno, negativo e positivo: comporta molti disagi e, al tempo stesso, un fascino straordinario. L’essere Venezia “città d’acqua” fa pensare ad un celebre sociologo contemporaneo, che ha definito “liquida” la nostra società, e così la cultura europea: una cultura “liquida”, per esprimere la sua “fluidità”, la sua poca stabilità o forse la sua assenza di stabilità, la mutevolezza, l’inconsistenza che a volte sembra caratterizzarla. E qui vorrei inserire la prima proposta: Venezia non come città “liquida” – nel senso appena accennato –, ma come città “della vita e della bellezza”. Certo, è una scelta, ma nella storia bisogna scegliere: l’uomo è libero di interpretare, di dare un senso alla realtà, e proprio in questa libertà consiste la sua grande dignità. Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da questo orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico” nell’accezione più nobile e più alta del termine. Si tratta di scegliere tra una città “liquida”, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli» (BENEDETTO XVI, Discorso al mondo della cultura Venezia, 8-5-2011).
È evidente il riferimento al sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, autore di “Amore liquido”, “Modernità liquida”, Vita liquida”, “Paura liquida”. In questi tempi di relativismo e soggettivismo radichiamoci sempre di più nella Verità che è Gesù, cercando di studiare, vivere e testimoniare il grande insegnamento costituito dal capolavoro di san Giovanni Paolo II: la “Veritatis splendor”.