Pensiero serale 01-06-2026

Nella Prima Lettura della s. Messa di oggi (2 Pt 1,2-7) c’è un termine che non è facilmente comprensibile da parte di tanti: “concupiscenza”. I miei cari parrocchiani (ma già a Battipaglia!) chissà quante volte hanno constatato la mia sofferenza nell’osservare la carenza di formazione oggi nella Chiesa, soprattutto sui temi legati alla sessualità e alla bioetica. Del resto, da vari anni, è stato deciso di ignorare il prezioso Magistero di san Giovanni Paolo II. Mi piacerebbe fare un sondaggio tra vescovi e sacerdoti per sapere se tengono presenti, giusto per fare un esempio, i discorsi pronunciati da papa Wojtyla tra la fine del settembre 1980 e l’inizio di ottobre del medesimo anno (sono testi fondamentali e indispensabili per impostare in modo serio la pastorale familiare). Egli commentò in modo stupendo Mt 5,27-28, un testo strettamente collegato con 1 Gv 2,16. È stato detto in modo molto acuto da padre Špidlík che la concupiscenza proviene dal peccato, attira al peccato, ma in sé non è peccato.

Padre Vanhoye contrappone a questa concupiscenza un elenco molto bello delle virtù (di cui parla san Pietro nella sua Lettera): c’è anzitutto la conoscenza, poi la temperanza, la pazienza, l’amore fraterno e altre ancora. Ecco il commento con cui il biblista collega in modo molto interessate la Prima Lettura col brano del Vangelo (Mc 12,1-12).

«Nella sua Seconda lettera Pietro insiste sulla conoscenza; dice nel saluto iniziale: “Grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro”. Poi afferma: “La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria”. Ed esorta: “Mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza…”. La conoscenza è una grazia a cui dobbiamo essere aperti e che richiede da noi la rinuncia alle passioni, la purezza di cuore e la disponibilità a Dio.Pietro dice ai cristiani: “Egli [Dio] ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina”. Che cosa significa “essere partecipi della natura divina”? Questa espressione non va intesa in senso materiale, ma in contrapposizione all’altra espressione che Pietro presenta subito dopo: “sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza”. Quindi, l`essere partecipi dell’amore divino è l’atteggiamento che si contrappone all’egoismo, al desiderio di possedere, che provoca nel mondo la corruzione. La natura divina è incorruttibile ed eterna, perché è puro amore.

Nel Vangelo, vediamo in azione, da una parte, l`amore divino e, dall’altra, la concupiscenza e la mancanza di conoscenza umane. I contadini vogliono impossessarsi della vigna; bastonano e insultano i servi che il padrone manda ripetutamente per dissuaderli dal loro proposito. Quando poi vedono arrivare “il figlio amato”, giungono al colmo della violenza: “Quei contadini dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra! Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna”, Ma in questo modo essi si escludono dal regno dell’amore. Marco afferma che i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani “avevano capito che [Gesù] aveva detto quella parabola contro di loro” e “cercavano di catturarlo”. Il loro atteggiamento è incoerente: essi ascoltano e capiscono; potrebbero quindi riconoscere che essi stessi si stanno preparando la sorte toccata a quei contadini, e che Gesù sta cercando di distoglierli dal loro proposito malvagio, perché li ama e vuole evitare loro questa punizione. Ma sono accecati dall’invidia: poiché Gesù mette in pericolo il loro potere sul popolo, essi ormai hanno deciso di ucciderlo.Chiediamo al Signore, per noi e per il mondo intero, la grazia di vincere le tentazioni della concupiscenza, dell’amore possessivo, dell’invidia e della gelosia, e la grazia di saper accogliere in modo giusto la luce che egli sempre ci offre, perché possiamo aver parte all’eredità che egli ci ha acquistato con il suo sangue» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 160-161).

Padre Vanhoye ha sottolineato un aspetto bellissimo della Redenzione: “essere partecipi dell’amore divino. Siccome oggi inizia il mese di giugno, è bello ricordare che Gesù desidera rinnovare il nostro cuore (cfr. Sal 51,12; Ez 36,26) proprio perché possiamo amare come Lui, con la sua luce, la sua mitezza e la sua umiltà (cfr. Mt 11,29).

Ecco, infine, la preghiera che reciteremo nella mia parrocchia in questo mese di giugno.

Sacro Cuore di Gesù, fonte inesauribile di ogni pace, ci rivolgiamo a Te con fiducia e abbandono.

Tu che hai detto: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, placa le tempeste del nostro spirito e infondi la Tua serenità nel nostro cuore.

Ti preghiamo per le nostre famiglie, per le nostre comunità e per il mondo intero.

Illumina le menti di chi governa le Nazioni e disarma i cuori e le mani da ogni violenza.

Aiutaci a riconoscere che siamo tutti fratelli e guidaci sulla via della riconciliazione.

Confidiamo in Te, o Gesù, e affidiamo al tuo immenso amore le nostre angosce e il bisogno di pace di tutta l’umanità.

Amen.

Dolce cuore del mio Gesù, fa’ che ti ami sempre più.Dolce cuore di Maria, siate la salvezza dell’anima mia.