All’inizio di questo nuovo anno vi spedisco un commento piuttosto lungo e impegnativo, che ci aiuta non solo a comprendere meglio la ricchezza delle letture della s. Messa di oggi (Nm 6,22-27; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21) e anche la solennità che abbiamo celebrato, ma ci consente anche di raggiungere una maggiore consapevolezza della grandezza del mistero cristiano, della nostra identità e della nostra vocazione.
«Oggi iniziamo un nuovo anno, e ci presentiamo davanti a Dio per iniziarlo bene, uniti a Maria, madre di Gesù e Madre nostra, e uniti a Gesù, figlio di Maria, Figlio di Dio. Celebriamo la solennità di Maria Madre di Dio.
Tuttavia la prima lettura della Messa non è stata scelta per questo motivo, ma per il Capodanno: è la benedizione del Signore per tutto l’anno, come viene espressa nell’Antico Testamento.Essa ci offre l’occasione per un confronto con le altre due letture. Possiamo infatti scorgere tra le letture di oggi ̶ del Libro dei Numeri, del Vangelo di Luca e della Lettere ai Galati ̶ una progressione.
La benedizione dell’Antico Testamento, che i sacerdoti pronunciavano sul popolo, non esaurisce tutta la rivelazione del nome di Dio; tuttavia dice qualcosa che vale anche per noi oggi: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Nell’Antico Testamento, questa benedizione era data con il nome di Dio, consisteva nel porre il nome di Dio sugli Israeliti. Nella traduzione italiana si dice “il Signore”, ma in ebraico è indicato il nome rivelato di Dio, IHWH, ripetuto tre volte. Gli Israeliti avevano una tale venerazione per questo nome che non osavano neppure pronunciarlo e lo sostituivano con “Adonai”, “il Signore”.Ma ora ̶ e questa è la seconda tappa ̶ la benedizione ci viene rivolta con un altro nome, quello di Gesù. E non si tratta soltanto di un nome, ma di una persona, che conferisce una pienezza molto più grande alla benedizione di Dio. Questa ora ci viene data non con un semplice nome, ma con la presenza del Figlio di Dio. È un cambiamento straordinario: invece di avere soltanto un nome, abbiamo una persona che sta in mezzo a noi e che realmente per noi è il volto di Dio.L’augurio rivolto nell’Antico Testamento: “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto”, era un po’ vago, perché il volto del Signore non si era ancora rivelato (ricordiamo ad esempio l’episodio di Mosè che vede Dio soltanto di spalle, cf Es 33,19-20)
Ma ora in Gesù il volto di Dio è pienamente rivelato: Gesù è l’immagine visibile del Dio invisibile. Egli infatti dice: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14,9). Ora il volto di Dio ci è rivelato non soltanto in un nome che esprime la bontà e la fedeltà di Dio, ma nel volto umano di una persona che è vissuta con noi e che vive ancora con noi, una persona che conosciamo attraverso le sue parole e le sue azioni. Noi abbiamo la fortuna di poter contemplare, grazie a Maria, il figlio di Dio, di averlo presente in mezzo a noi come “Emmanuele”. E, come i pastori che tornano da Betlemme, anche noi possiamo lodare e glorificare Dio. Tutto questo deve suscitare in noi una grande riconoscenza e una grande fiducia per questo nuovo anno che iniziamo in compagnia di Gesù.
Ma c’è ancora una terza tappa, nella quale abbiamo non soltanto Gesù “con noi”› (l”Emmanuele), ma Gesù “in noi”: abbiamo Dio in noi per mezzo dello Spirito del Figlio, che grida in noi: “Abbà! Padre!”. Questo è il significato più profondo della benedizione che riceviamo all’inizio dell`anno. Maria ci dà la compagnia di Gesù, ci mette Gesù vicino; e Gesù si offre a noi in modo molto più profondo, donandoci lo Spirito Santo.
La seconda tappa era necessaria perché ci potesse essere donato lo Spirito. Il Figlio di Dio non soltanto si doveva incarnare, ma si doveva anche sacrificare per noi fino alla morte e, tramite essa, donarci il suo Spirito (cf. Gv 19,30). Egli, “nato da donna, nato sotto la Legge”, è venuto “per riscattare quelli che erano sotto la Legge”. Così noi ora possiamo ricevere l’adozione a figli, possiamo non soltanto avere con noi il Figlio di Dio, ma diventare noi stessi figli amati di Dio. La benedizione di Dio, la sua promessa, il suo dono, è in definitiva lo Spirito Santo. È lo Spirito del suo Figlio, che viene in noi e ci trasforma, mettendoci in una relazione filiale con il Padre. Nella seconda lettura Paolo afferma: “Quindi non sei più schiavo, ma figlio”.
All’inizio di questo nuovo anno, queste parole di Paolo suscitano in noi un senso di gioia nel sapere che Dio ha avuto la bontà di adottarci come figli suoi. Ora sappiamo che la benedizione di Dio è una cosa molto concreta e molto profonda: non è soltanto il nome di una persona che sta accanto a noi, ma è la vita divina dentro di noi.
Infine, possiamo notare il carattere trinitario della benedizione che ci viene data oggi: la prima lettura ci parla del Padre; il Vangelo del Figlio di Dio; la Lettera ai Galati dello Spirito Santo, mostrandoci così la pienezza della benedizione di Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo.Apriamo allora il nostro cuore al Signore in questo primo giorno dell’anno, per ricevere la benedizione di Dio non soltanto per noi stessi, ma anche per tutto il mondo» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 67-70).
Credo che, se abbiamo il desiderio e il tempo di meditare bene le parole di padre Vanhoye, possiamo solo esprimere al Signore gioia, stupore e gratitudine per essere tanto amati da Lui e per essere innalzati a una così alta dignità. Così capiamo meglio l’altezza della nostra vocazione e potremo vivere anche fra noi rapporti belli, alla luce di ciò che il Signore ci dona e ci chiede. Spero che ognuno di noi si sentirà anche spinto a un più generoso e luminoso apostolato. Tanti nostri fratelli non immaginano proprio il dono che Gesù offre a ogni uomo.