Vi spedisco il commento al Vangelo della s. Messa di oggi (Lc 6,20-26). Il Signore ci rivela cosa pensa della gioia.
Lectio Divina
«La felicità agli occhi di Dio
Lettura
Questo testo appartiene al cosiddetto “discorso della pianura” nel Vangelo di Luca ed è parallelo al “discorso della montagna” di Matteo (5-7). A differenza di Matteo, Luca aggiunge alle beatitudini i corrispondenti “guai”. Il messaggio che l’evangelista vuole trasmettere è sia profetico che sociale: Dio rovescia le situazioni umane, privilegiando i poveri, gli affamati e i perseguitati. Il discorso non mira a esaltare la povertà in sé, ma ad annunciare il Regno di Dio che opera un capovolgimento: Dio è sempre dalla parte dei poveri, e chi è ricco rischia di chiudersi alla salvezza.
Meditazione
Tra i testi più forti e provocatori del Vangelo, quello delle Beatitudini la vince su tutti. A differenza della versione di Matteo, qui il messaggio è diretto, concreto, “nudo”: non parla di “poveri in spirito”, ma semplicemente di poveri, affamati, piangenti, rifiutati. Gesù si rivolge ai discepoli e non fa un elogio della sofferenza, ma una rivelazione: Dio è dalla loro parte. Guarda la realtà e la legge al contrario rispetto a come siamo abituati a farlo noi: non è mancanza, fallimento, ma spazio e apertura. Gesù non si rifugia nelle idee, non dà consigli pratici su come sopravvivere, ma entra nella vita così come essa. Sembra quasi dirci che il rischio più grande non è l’avere poco, ma il credere di avere già abbastanza. Non sono la ricchezza, la gioia, la sazietà a tenerci lontani da Dio, ma l’illusione di non aver bisogno di Lui. I “guai” non sono una condanna, ma un richiamo: chi è già appagato rischia di chiudersi, di non accorgersi degli altri e di Dio. È una denuncia dell’illusione provocata dall’autosufficienza, da quel peccato d’origine che commise chi voleva sostituirsi a Dio. Le Beatitudini non ci invitano solo a confidare in Dio nel tempo della prova, quando le difficoltà ci assalgono, ma anche a scegliere uno stile di vita solidale, attento ai poveri e libero dalla vanagloria e dall’attaccamento ai beni. Esse sono un invito a considerare la vita non come un possesso, ma come un dono. Le Beatitudini non sono solo promesse future, ma indicano già ora una via di felicità diversa, più profonda e autentica. Le Beatitudini consolano e inquietano allo stesso tempo: consolano chi soffre, ma mettono in discussione chi vive nella “sicurezza”. Le Beatitudini ci ricordano che il Vangelo è sempre una Parola che ribalta le nostre certezze. Le Beatitudini sono un luogo di speranza: nulla di ciò che è vissuto in Dio ̶ anche se è dolore, fatica, esclusione ̶ è perduto. Tutto può essere trasformato.
Preghiera:
Vieni, Signore Gesù, a riempire di gioia la mia vita liberandomi dal peso ingombrante di ciò che sono e di ciò che possiedo da solo. Sì, soprattutto liberandomi dal peso ingombrante di ciò che sono ̶ o che ritengo di essere ̶ e di ciò che egoisticamente possiedo (Anna Maria Canopi e Sergio Stevan).
Agire:
Scelgo un piccolo gesto che mi “sposta” dalla mia comodità: dedico del tempo a qualcuno che di solito viene trascurato; lo ascolto e me ne prendo cura» (RICCARDO TACCARDI, La felicità agli occhi di Dio, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 94-95).
Spesso cerchiamo una forma di sicurezza per noi e i nostri cari. È importante meditare su questa frase: «Le Beatitudini consolano e inquietano allo stesso tempo: consolano chi soffre, ma mettono in discussione chi vive nella “sicurezza”».
Ognuno cerca in qualche modo la via per la felicità, ma forse il modo più sicuro di giungere alla gioia è di decentrarci per cercare la gioia di Dio e dei nostri fratelli. Vi segnalo Lc 15,7.10 e At 20,35.