Ecco un commento piuttosto semplice al Vangelo di questa domenica (Mt 22,34-40). In un certo senso, è l’insegnamento più importante datoci da Gesù. Monsignor Mansi pone una domanda piuttosto provocatoria. In una cultura come la nostra, in cui l’amore coincide con l’istinto, l’attrazione, il sentimento, l’impulso, si può comandare di amare? Io sono sempre più certo che agli antipodi del Vangelo c’è la “visione romantica” dell’amore, del tipo: “al cuor non si comanda”. Infatti, quasi tutti pensano che la castità e la purezza siano la negazione dell’amore.
Non so quanti divorzi e adulteri ho visto in nome dell’ “amore”.
Alcuni arrivano a pensare che anche uccidere una persona che soffre (o un bambino malformato!) sia espressione di amore.
Auguro a tutti una serena e profonda riflessione, ricordando sempre che questi “pensieri serali” hanno un solo obiettivo: una graduale, ma radicale conversione, per amare e per servire concretamente Gesù e i fratelli.
Lectio Divina
«Qual è il più grande comandamento?
Lettura
Per comprendere il brano evangelico di questa XXX domenica del Tempo Ordinario bisogna contestualizzare il momento e il luogo in cui avviene questa scena che Matteo ci racconta. Gesù ha già fatto il suo ingresso trionfale a Gerusalemme (21,1-11), così sacerdoti, scribi e farisei sentono che la sua Persona e il suo messaggio mettono a rischio la loro posizione sociale. Si ostinano a mettere in difficoltà Gesù, senza riuscirci, fino poi a giungere alle estreme conseguenze, con il tradimento e la menzogna.
Meditazione
L’insegnamento della parola del Vangelo di questa domenica è tanto celebre, esplicito e chiaro che l’omelia del sacerdote oggi potrebbe apparire quasi superflua. Eppure, è bene soffermarsi a meditare su questa pagina che con tale semplicità ci consegna la chiave della vita di fede. La nostra esperienza di vita è spesso avviluppata in tutta una serie di norme, regole, riti, tradizioni. E quindi può accadere che ci sfugga l’essenziale. Il testo di oggi ci riporta proprio all’essenziale. L’evangelista precisa subito che a porre la domanda a Gesù è “un dottore della Legge” ̶ uno che la Legge la conosceva bene perché la insegnava agli altri ̶ e che lo fa proprio per “metterlo alla prova”. Vi erano allora diverse scuole di pensiero che interpretavano la Legge alcune in modo più rigoroso, altre più tollerante. Secondo gli studiosi al tempo di Gesù il testo dei Dieci Comandamenti era stato sminuzzato in una intricata serie di 613 minuziose prescrizioni: così tante norme ed eccezioni che era di fatto impossibile osservarle tutte in modo ineccepibile. E così si viveva o nel costante timore di peccare, aspirando a un’irraggiungibile perfezione nell’osservanza formale, o nell’indifferenza. La risposta di Gesù spiazza tutti, perfino noi, che la leggiamo duemila anni dopo. “Amerai”: il primo comandamento è l’amore. Questa è la chiave. Se non ci decidiamo a usare questa chiave, gireremo a vuoto e non entreremo mai nella dimora celeste, nel Cuore di Dio. Si potrebbe obiettare: ma come si può “comandare” di “amare”? Comandare e amare sono due atti che partono da premesse contrapposte. Come si può dire a una persona: “Tu devi amare”? La formulazione stessa mira a farci intendere che il primo passo è accorgerci che Dio ci ama, che ci ama tutti, tutti allo stesso modo e senza alcun merito da parte nostra. Il suo amore è totalmente gratuito. In altre parole, Egli è pazzo d’amore per ciascuno di noi. E lo è proprio sapendo come ognuno di noi è fatto. È dunque un amore gratuito, assoluto, totale, non condizionato da niente e da nessuno. Poi, pur non richiesto, Gesù dice chiaramente che c’è un secondo comandamento, che è simile al primo: “ama il prossimo tuo”.
Preghiera:
Signore Gesù, grazie perché mi hai rivelato questa stupenda verità: il Padre mi ama di un amore infinito e per amor mio ha perfino permesso che tu morissi in croce per me. Fa’ che accolga sempre con rinnovato stupore la gioiosa notizia che Dio mi ama.
Agire
Ripasso i Dieci Comandamenti» (MANSI LUIGI, Qual è il più grande comandamento? in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 391-392).
Nel mio modo di pensare e di amare ha una certa rilevanza, un qualche influsso lo Spirito Santo?
Fra pochi giorni celebreremo tutti i Santi e ricorderemo i nostri defunti. Mi è ben chiaro il profondo legame dell’amore con la santità e con la morte? In punto di morte non sarò giudicato su come gli altri si sono comportati, ma solo su come li ho amati.
Quando leggo il passo del Vangelo di questa domenica, sono colpito sempre non tanto dal Comandamento dell’amore, ma dal “tempo”: è al futuro; Gesù non dice “ama”, ma “amerai”. Forse significa non che dobbiamo rimandare a un ipotetico futuro il compito di amare, ma che è una chiamata così alta, così ardua, che potremo attuarla un po’ alla volta, con umiltà, pazienza e gradualità, senza scoraggiarci per le difficoltà, le tentazioni, le cadute. Vi ricordo Mt 19,26.