Vi spedisco il commento alle Letture del giorno (1Cor 2,1-5; Lc 4,16-30).
Lectio Divina
«Mettersi in cammino
Lettura
Contempliamo Gesù che va a Nazaret, la città nella quale è cresciuto. Magari vi ha ritrovato gente che aveva incontrato da bambino, e poi mai più vista per un lungo periodo di tempo. Anche a noi può essere capitata un’esperienza simile, se siamo cresciuti in un posto e poi ci siamo trasferiti in un altro, per svariati motivi. Quando torniamo nel luogo della nostra infanzia, è naturale aspettarsi un’accoglienza calorosa, costellata di ricordi. Sulle prime, la gente di Nazaret sembra meravigliata, ma questa meraviglia lascia il posto alla durezza e alla furia omicida al solo udire la parola di verità di Gesù. Egli supera questa furia “passandoci in mezzo e mettendosi in cammino”. “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11).
Meditazione
Ci farà un gran bene contemplare la mitezza di Gesù che, cacciato fuori dalla sinagoga, portato su un precipizio per essere buttato giù, proprio dalla gente che lo aveva visto crescere, non si adira contro di loro. Non rivendica di essere il Maestro, di essere il Figlio di Dio, e di avere perciò tutto il diritto di predicare nella loro sinagoga e di dire quel che ha detto. Egli è mite e umile di cuore, e chiede a noi di diventare come Lui. Di fronte all’incredulità della gente di Nazaret, che non riconosce in Gesù il Figlio di Dio, e si ferma soltanto al fatto che è “il figlio di Giuseppe”, Gesù pronuncia il famoso detto: “nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. “Per loro è scandaloso che l’immensità di Dio si riveli nella piccolezza della nostra carne, che il Figlio di Dio sia il figlio del falegname, che la divinità si nasconda nell’umanità, che Dio abiti nel volto, nelle parole, nei gesti di un semplice uomo” (cfr. papa Francesco, Angelus, 4 luglio 2021). È questo a suscitare l’animosità del popolo, che cerca il modo per liberarsi di Gesù. Per superare le divisioni interne alla comunità, san Paolo rammenta ai Corinzi quello che è il centro della loro fede: Cristo Crocifisso. È Lui, soltanto Lui, tutto quello che Paolo ha annunciato loro. E ciò affinché la loro fede “non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”. Gesù affronta l’ostilità e l’incredulità della sua gente con la mitezza che è propria del suo Cuore: non si ribella, non aggredisce. Passa in mezzo a loro e si mette in cammino, per continuare a portare la buona notizia a quanti la attendono con ansia, desiderosi della salvezza di Dio. Anche a noi Gesù fa dono del suo Spirito: quello Spirito con cui possiamo attraversare le circostanze ostili “passandoci in mezzo e mettendoci in cammino”.
Preghiera:
O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa ch’io porti amore, dove è offesa, ch’io porti il perdono, dove è discordia, ch’io porti la fede, dove è l’errore, ch’io porti la Verità, dove è la disperazione, ch’io porti la speranza (san Francesco di Assisi).
Agire:
Se qualcuno è duro od ostile con me, penso a Gesù rifiutato dai suoi a Nazaret, e agisco secondo quanto Egli mi suggerirà» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, Mettersi in cammino, in Messa meditazione 2026, luglio-agosto, pp. 448-449).
Ci tengo a precisare che lo scorso 7 agosto su “Avvenire” è stato pubblicato un articolo in cui si ricorda che la famosa preghiera “O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace…” non è stata scritta da san Francesco, ma probabilmente risale a poco più di un secolo fa!
Vi invito a riflettere su due punti.
San Paolo parla della “sapienza della croce” (che è poi il messaggio donatoci dal Vangelo di ieri): io con quale amore, umiltà e fiducia vivo la mia sofferenza quotidiana?
Nel Vangelo i più vicini a Gesù sono coloro che di Gesù capiscono meno. Di che livello è la mia vicinanza con Gesù? Chi mi incontra si accorge che io sono davvero vicino a Gesù?