Pensiero serale 29-07-2026

Da cinque anni, grazie a papa Francesco, il 29 luglio non ricordiamo solo santa Marta, ma anche suo fratello Lazzaro e sua sorella Maria. Conosciamo questi fratelli grazie a due bellissimi episodi del Vangelo, narrati in Lc 10,38-42 e Gv 11,19-27. Il primo brano narra la visita di Gesù a Betania; il secondo episodio invece riguarda la risurrezione di Lazzaro. Vi spedisco il commento del cardinale Ballestrero (carmelitano, arcivescovo di Torino dal 1977 a 1989). Santa Marta viene definita con un termine non molto bello: “faccendiera”, ma ci vengono donate alcune riflessioni che mi sembrano molto utili.

«La festa di santa Marta, che oggi la liturgia celebra, ci fa incontrare questo personaggio del vangelo intimamente legato alla persona e alla missione di Gesù. Solitamente Marta è rappresentata come la faccendiera, colei che si dà da fare, e questo per amore di quell’ineffabile amico che è Cristo, ospite in casa sua, amico del fratello e della sorella. Una faccendiera infastidita, qualche volta, per gli atteggiamenti contemplativi della sorella; comunque una faccendiera tutta dedita al suo Signore. Ma questa visione e questa immagine di santa Marta, se osserviamo bene, è un po’ ridimensionata da questo brano del Vangelo di Giovanni.
È Marta che guarda Gesù, il cuore pieno di amore e di dolore per la morte del fratello Lazzaro; è lei che con quella bella amicizia, coraggiosa e spontanea, quasi rimprovera l’amico: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Questo atteggiamento di amicizia autentica di Marta nei confronti di Gesù ci rivela qualche cosa di ben più prezioso nel suo animo che non l’operosità faccendiera di un’accoglienza puramente esterna. C’è tra Marta e Gesù un affiatamento misterioso. Marta sa che Gesù è potente; si rende conto che il Signore può tutto […]. L’affettuosa amicizia, la libertà coraggiosa di Marta, ci dice molto sulla conoscenza che ella aveva dì Cristo, e sulla confidenza che il Signore Gesù le permetteva. È da notare, inoltre, che Gesù di fronte all’osservazione di Marta non la corregge. L’aveva corretta quando Marta si lamentava della “inerzia” di Maria. Ma qui no. Qui Gesù dà ragione a Marta. Capisce il suo dolore, lo condivide. Il vangelo dice che Gesù mescolò le sue lacrime a quelle di Marta.
Che amicizia misteriosa e sublime! […] Il mistero della morte vissuto in comunione di amicizia porta Gesù a un’affermazione, potremmo dire, sconcertante: “Tuo fratello vivrà”. Marta capisce e non capisce. Forse ha in cuore la speranza di un prodigio clamoroso; forse si rifugia in quella fiducia nella finale risurrezione dei morti. E dice a Gesù: «Io so che risorgerà, perché tu sei il Cristo, il Signore della vita”. Qui abbiamo la professione di fede di santa Marta. Maria, la contemplativa, non ha mai detto a Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo”; Marta, la faccendiera, l’ha detto. E Gesù se l’è lasciato dire. Forse è proprio questa dichiarazione di fede sulla sua vera identità che ha provocato in lui la decisione ultima del prodigio clamoroso» (ANASTASIO BALLESTRERO, I consacrati nella Chiesa e nel mondo. Meditazioni sull’essenziale, Milano 1994, p. 147s.).

Anzitutto abbiamo l’occasione di riflettere sulla potenza e sull’amore di Gesù. L’amore e la potenza, con cui ha risuscitato Lazzaro, Gesù ce li dona continuamente per darci la sua luce e il suo perdono. Siamo chiamati a fare incessantemente esperienza di risurrezione, passando dalle tenebre del peccato e della mediocrità a una profonda e gioiosa comunione con Lui.
Certamente ci può lasciare perplessi il fatto che Marta non solo dedica tempo e amore per accogliere Gesù, ma poi viene anche rimproverata. Possiamo interpretare in tanti modi questo episodio, ma io penso che siamo esortati a evitare ogni forma di agitazione e attivismo. È bello pensare che Gesù non era andato a casa loro per ricevere (cibo), ma per donare. Gesù è il Verbo e, quindi, donava la Parola; e Maria lo aveva capito molto bene. Insomma, Gesù ci chiede di essere persone generose e che si mettono al servizio, ma sempre a partire dall’ascolto della sua Parola.
Mi hanno colpito alcuni punti della meditazione del Cardinale. Egli parla di «affiatamento misterioso» e di «confidenza» nei rapporti tra santa Marta e Gesù. Ognuno si chieda: ci credo che pure io sono chiamato a tale comunione col Signore?
Anche all’interno di questa amicizia meravigliosa, Ballestrero dice che «Marta capisce e non capisce». Se talvolta ci sembra di non capire le parole o il comportamento di Gesù, non ci dobbiamo scoraggiare! È importante che continuiamo a fidarci di Lui.
Forse la frase che più mi ha colpito è la seguente: «Il vangelo dice che Gesù mescolò le sue lacrime a quelle di Marta». Il riferimento è a Gv 11,35. Gesù sa che dopo pochi minuti avrebbe resuscitato Lazzaro. Eppure piange. Ognuno sosti almeno qualche minuto pensando a quanto Gesù gli vuole bene. Io mi sono chiesto: in quali occasioni anch’io faccio piangere Gesù? Cosa posso fare, invece, per dargli gioia?