Padre Vanhoye nel commento che vi spedisco si sofferma soprattutto sulla Prima Lettura (Ger 18,1-6).
«Durante il suo ministero pubblico Gesù ha raccontato molte parabole, e ha anche incoraggiato gli apostoli a seguire il suo esempio, dicendo: “Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Così egli riprendeva l’usanza dei profeti. E oggi infatti, nella prima lettura, vediamo come Geremia nella sua predicazione si servisse appunto di parabole.
La parabola è un ottimo strumento pedagogico, perché suscita la collaborazione attiva degli ascoltatori. Un discorso espresso con parole evidenti non richiede un grande sforzo da parte degli ascoltatori per essere capito; invece, una parabola ha sempre un aspetto enigmatico: il suo significato è nascosto, e occorre riflettere per scoprirlo, tanto più che sono possibili varie interpretazioni.
Qual è il significato della parabola del vasaio raccontata da Geremia? Esso non è immediatamente evidente, ma il profeta ce lo rivela nei versetti successivi. Così comprendiamo che si tratta di un insegnamento sulla capacità che Dio ha di modificare i suoi progetti. È una realtà piuttosto sorprendente. I filosofi, infatti, ci dicono che Dio, essendo la somma perfezione, non può cambiare: se cambiasse, diventerebbe imperfetto, il che è assurdo. La Scrittura invece ci rivela che Dio può cambiare le sue idee; ci rivela un Dio vivo, che reagisce in modo dinamico, a seconda delle circostanze. Nel libro di Geremia, egli dice: “A volte nei riguardi di una nazione o di un regno io decido di sradicare, di demolire e di distruggere, ma se questa nazione, contro la quale avevo parlato, si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di farle. Altre volte nei riguardi di una nazione o di un regno io decido di edificare e di piantare; ma se essa compie ciò che e male ai miei occhi non ascoltando la mia voce, io mi pento del bene che avevo promesso di farle” (Ger 18 ,7-10).
La parabola del vasaio costituisce un duplice avvertimento per noi. Da una parte, per chi si trova su una strada non buona, è un avvertimento a non disperare, ma ad affrettarsi a cambiare strada, per evitare i castighi di Dio e, ancor più, per evitare la rottura del rapporto con lui, che è la disgrazia più grave che possa capitare a qualsiasi persona. D’altra parte, è un avvertimento per coloro che si ritengono giusti e sono certi che Dio ha deciso il bene nei loro riguardi. Il profeta li mette in guardia, ricordando che Dio può cambiare la sua decisione, se essi non si impegnano seriamente nel bene.
L’uso delle parabole ha anche il vantaggio di stabilire collegamenti suggestivi fra realtà terrene e realtà spirituali. Così la nostra visione delle realtà terrene si arricchisce e, d’altra parte, le realtà spirituali diventano più concrete e più solide. Chi ascolta la parabola evangelica del seminatore, acquista uno sguardo più profondo sul lavoro della semina: pensa non soltanto alla fertilità dei campi, ma anche all’opera di Dio. E, d’altra parte, quando riflette sulla parola di Dio, ne capisce meglio la fecondità grazie al paragone con il seme.
Lasciamoci allora guidare dal Signore e dal suo insegnamento in tutte le sue forme, per diventare anche noi capaci di estrarre continuamente dal nostro tesoro cose nuove e cose antiche. In questo modo la nostra vita diventerà sempre più bella e feconda» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 298-299).
Mi sembra che il messaggio sia molto chiaro. Siamo invitati a evitare i due rischi opposti: da un lato lo scoraggiamento dinanzi alle varie difficoltà che incontriamo e ai nostri peccati; dall’altro la presunzione, l’orgoglio, la superbia. Io sono sempre più convinto che ciò che conta dinanzi al Signore è lasciarsi docilmente trasformare da Lui. Con la sua Parola e i Sacramenti Egli ci vuole rendere conformi al suo Figlio Gesù, perché come Lui possiamo donarci a Dio e ai fratelli.