Pensiero serale 30-01-2026

Siamo ancora aiutati a conoscere meglio la vicenda del re Davide. Padre Vanhoye non solo collega in modo molto sapiente la Prima Lettura (2 Sam 11,1-17) e il Vangelo (Mc 4,26-34), ma cita due volte la lettera di san Paolo ai Romani per evidenziare il primato della Grazia.

«Paolo afferma che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20). La prima lettura è il racconto del peccato di Davide, che ci mostra come, quando si comincia a peccare, non si sa dove si andrà a finire.
Davide ha ceduto al desiderio di possedere Betsabea. Inizia così una serie di peccati ancora più gravi: una serie non soltanto di peccati, ma anche di catastrofi. Questo racconto, infatti, è l’inizio di avvenimenti dolorosi e anche terribili nella storia del popolo ebreo. Dapprima c’è la morte di Uria, dopo un tentativo non riuscito di Davide di nascondere la sua colpa. Poi ci saranno molti altri peccati: un figlio di Davide, Amnon, farà violenza alla sorella Tamar; e l’altro figlio di Davide, Assalonne, adirato per questo fatto, ucciderà il fratello (cf. 2 Sam 13). Più tardi Assalonne stesso si ribellerà a Davide, il quale dovrà fuggire (cf. 2 Sam 15).
La battaglia in cui Assalonne viene ucciso è una vera guerra civile (cf. 2 Sam 17-18). Tutto questo è la conseguenza di un grave peccato. “Il salario del peccato è la morte”, dice Paolo (Rm 6,23). E questa è una realtà che, purtroppo, si presenta ogni giorno ai nostri occhi.
Ma il Vangelo ci dà anche una grande speranza, perché la forza del peccato è molto minore della forza del regno di Dio. Afferma Gesù: “[Il regno di Dio] è come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa”; “[Il regno di Dio] è come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto”.
Se siamo docili a Dio e lasciamo fare a lui, non resteremo delusi: noi non sappiamo neppure ciò che Dio farà, ma sarà molto di più di ciò che noi immaginiamo. Questa è la nostra speranza, la nostra consolazione e la nostra gioia. Quando accettiamo con amore la volontà di Dio, le nostre azioni acquistano un’efficacia straordinaria, che non si manifesterà subito, ma che poi realmente darà i suoi frutti.
Così dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia. E alla fine Dio fa servire anche il peccato al suo disegno di salvezza. Così è avvenuto nella storia di Davide: Salomone, figlio di Davide e di Betsabea, è stato l’antenato di Gesù e la sua prefigurazione. E il Messia è il dono che Dio fa agli uomini per salvarli dal peccato» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 67-68).

Mi ha colpito molto la prima frase del commento “Quando si comincia a peccare, non si sa dove si andrà a finire”. Io l’ho interpretato così. Se sbaglio il primo gradino di una scala che sto scendendo, o mi fermo subito o rischio seriamente di precipitare per tutti i rimanenti scalini. Significa che devo riflettere non solo su cosa mi porta a peccare, ma anche e soprattutto sul mio atteggiamento successivo al peccato: posso scoraggiarmi, posso minimizzare il mio errore, posso pensare che è inutile confessarsi… “tanto probabilmente ricadrò in quel peccato”. Ci sono persone che commettono un peccato grave a gennaio e magari si confessano in estate.
Io spero che la Chiesa prima o poi si renda conto di quanto sia urgente riprendere una seria catechesi sui fondamenti della morale (la “Veritatis splendor”, per esempio) e sul Sacramento della Penitenza. Se ho una malattia grave, se ho un’emorragia, tutto devo fare tranne che rimandare il ricorso al medico.
Mi ha colpito molto anche constatare, sempre nella Prima Lettura, lo stretto nesso fra i tre punti centrali dell’etica: Davide sbaglia nella morale sessuale, poi ci sono molti peccati contro il V Comandamento. Il tutto si salda con gravi disordini sociali. In termini di decalogo si tratta del V, del VI, del VII e del IX Comandamento. Preghiamo perché il decalogo sia davvero bene studiato e chiediamoci a che punto è la formazione dei genitori, dei catechisti e dei docenti di religione su questi aspetti decisivi.
Un piccolo spunto per l’esame di coscienza: mi limito a leggere questi “pensieri serali” in modo più o meno accademico, teorico, oppure vedo come impegnarmi nella mia parrocchia su questi aspetti così importanti? Fare solo da spettatori dinanzi ai mali del mondo mi fa pensare a Lc 10, 31-32.