Pensiero serale 29-11-2025

Vi spedisco il commento di don Fabio al Vangelo di questa prima domenica di Avvento (Mt 24,37-44).

«Strano tipo, Noè: costruiva enormi barche in montagna. Ma salvava la vita.
Nello storico film del grande John Huston “La Bibbia” (1966), lo stesso regista, fra i vari personaggi, scelse di impersonare proprio Noè, presentandolo come un mezzo scemo, che obbedisce pedissequamente alle indicazioni ricevute facendo l’Arca esattamente come gli veniva detto.
Gesù dice che nei “giorni di Noè” le persone “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito” ̶ e cosa c’è di strano? Che deve fare una persona normale? Si nutre e si accoppia. C’è altro? Questa è la stessa antropologia che c’è in giro oggi: le necessità corporali e le soddisfazioni affettive sono il tema principale. Di cos’altro dovrebbe occuparsi la gente?
Nel presente c’è in corso una assolutizzazione della cura per il corpo ̶ fra estetica e gare di cucina ̶ e dell’esplorazione affettiva sessuale ̶ con tutte le libertà rivendicate e sbandierate. Eppure non c’è in giro tutta questa felicità…
Al tempo di Noè “non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti”. Bisognava essere mezzi scemi come Noè per salvarsi. Bisognava avere consapevolezza del disastro imminente.
Cosa vuol dire? Che bisogna costruire imbarcazioni improbabili anziché metter su giochi di coppia e gare di master-chef? Forse, se uno capisce quale barca il Signore gli chiede di costruire.
C’è un altro tipo di diluvio. È un ladro che arriva e che ruba tutto. Eppure questo ladro è nientemeno che il Figlio dell’uomo.
Se qualcuno arriva come ladro vuol dire che chi è visitato è il padrone. San Paolo dice: “Voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro” (1Ts 5,4).
Il Figlio dell’uomo è ladro per alcuni, ma per altri no. Se per questi ultimi non lo è, vuol dire che per loro il Padrone è Lui. Quando arriva, entra in casa sua.
Viviamo la vita come padroni e il centro ortogonale del mondo corrisponde al nostro ego – ma quando arriva una svolta della Provvidenza e la realtà bussa alla nostra porta con qualcosa di serio, siamo sconvolti, depauperati, basiti.
Noi non siamo i padroni di niente, se non della nostra libertà di dire di “sì” o di “no” al Signore.
Un uomo centrato sul suo ego, ha la “sua” donna, ha i “suoi” figli, vive la “sua” vita e tutto il resto. Non deve essere molto divertente stargli accanto. Prova a parlargli sul serio di Cristo che dice di sé: “Il mio corpo è dato per voi”, e gli sembrerai un mezzo scemo come Noè.
Per San Francesco, infatti, il possesso è il contrario dell’amore.
Chi è di Cristo ha scoperto di non essere il padrone, non vive da despota, ma sa che il Signore lo può prendere e servirsi di lui, può tirarlo via dal campo o dalla mola, chiamarlo ad altro, fargli cambiare vita.
Bisogna saper cambiare strada, sapersi ricredere, sapersi interrompere. Si dice che perseverare, talvolta, è diabolico.
“Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”. Pronti a cosa? A lasciar tutto, ricordando chi è il Padrone» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico A, San Paolo, Cinisello Balsamo 2022, pp. 15-17).

C’è un po’ di ironia in queste parole. In effetti, non è facile cogliere l’insegnamento di Noè e applicarlo alla nostra vita. Come sempre, occorre leggere sia il Vangelo sia queste riflessioni più volte, soprattutto con umiltà e con l’aiuto dello Spirito Santo, in un clima di preghiera. Credo che, in estrema sintesi, dobbiamo chiederci se viviamo un atteggiamento di vero amore o di possesso; è bene verificare se in ogni istante della nostra vita, in ogni battito del nostro cuore, siamo aperti al Signore e ai fratelli o siamo ripiegati su noi stessi. Ovviamente è bene meditare anche le altre letture, in particolare il brano di san Paolo (Rm 13,11-14).