Oggi Festa della Santa Famiglia voglio aiutarvi a meditare due testi di san Giovanni Paolo II. Il primo brano è tratto dalla Lettera indirizzata alle famiglie nel 1994; il secondo è parte del discorso rivolto sempre da Karol Wojtyla e sempre alle famiglie, in occasione del Giubileo del 2000.
«Genitori — sembra ricordare loro il precetto divino —, agite in modo che il vostro comportamento meriti l’onore (e l’amore) da parte dei vostri figli! Non lasciate cadere in un “vuoto morale” l’esigenza divina di onore per voi! In definitiva, si tratta dunque di un “onore reciproco”. Il comandamento “onora tuo padre e tua madre” dice indirettamente ai genitori: Onorate i vostri figli e le vostre figlie. Essi lo meritano perché esistono, perché sono quello che sono: ciò vale sin dal primo momento del concepimento» (S. GIOVANNI PAOLO II, Lettera alle famiglie, Gratissimam sane, 2-2-1994, 15).
«Non sono proprio i bambini a fare una sorta di continuo “esame” ai genitori? Lo fanno non solo coi loro frequenti “perché?”, ma con il loro stesso volto, ora sorridente ora velato dalla tristezza. È come inscritta in tutto il loro modo di essere un’interrogazione, che si esprime nei modi più diversi, magari anche attraverso i capricci, e che potremmo tradurre in domande come queste: mamma, papà, mi volete bene? sono veramente un dono per voi? mi accogliete per quello che sono? vi sforzate di fare sempre il mio vero bene? Domande poste forse più con gli occhi che con le parole, ma che inchiodano i genitori alla loro grande responsabilità e sono in qualche modo per loro l’eco della voce di Dio» (S. GIOVANNI PAOLO II, Giubileo delle famiglie, 14-10-2000).
Siccome incontro molto spesso giovani e anche adulti, che soffrono profonde ferite a causa dei loro genitori, queste parole possono indurci non ovviamente a giudicare chi è responsabile di così gravi mancanze, ma a chiederci come sappiamo stare vicini a chi soffre per non essersi mai sentito amato. Credo che una comunità parrocchiale debba interrogarsi seriamente su come aiuta adolescenti e giovani a crescere nell’amore vero. Si tratta di prevenire le sofferenze provocate da genitori incapaci di educare e di andare incontro alle persone che recano i segni di un amore non ricevuto o magari sperimentato come del tutto insufficiente.
Chiediamoci se abbiamo mai letto e meditato la Lettera donataci da papa Wojtyla oltre 30 anni fa e più che mai preziosa e attuale. Le coppie si chiedano: noi come sposi svolgiamo un ministero nella nostra parrocchia a livello educativo, per esempio nel cammino successivo alla Cresima, nell’accompagnare i giovani al Matrimonio non attraverso un cammino del tutto insufficiente di poche settimane, ma molto più serio e profondo, e nel seguire le giovani coppie?