Anche oggi vi propongo il commento di padre Vanhoye alle letture della s. Messa (1 Pt 2,2-5.9-12; Mc 10,46-52).
«Il salmo responsoriale di oggi ci invita ad annunciare le meraviglie del Signore, il quale ci “ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”, come dice Pietro nella sua prima Lettera. Questa frase in un certo senso è illustrata dal Vangelo di oggi, nel quale vediamo un cieco recuperare la vista per l’intervento di Gesù.
Pietro poi dice: “Un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia”. E, nel Vangelo, il cieco grida: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”; e sebbene le persone cerchino di farlo tacere, egli grida ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Così ottiene il miracolo da Gesù.
Nel Vangelo di Marco, questo episodio precede immediatamente la sezione della passione. Gesù si trova a Gerico ed è diretto a Gerusalemme; inizia così la sua “via crucis”, che lo condurrà alla morte e alla risurrezione. In questa via il cieco guarito lo segue, come leggiamo alla fine del brano: “E subito [il cieco Bartimeo] vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada”. Così egli fa l’offerta di se stesso nella sequela di Gesù, “si stringe” a lui.
Similmente Pietro nella sua Prima lettera ci invita a “stringerci a Gesù”, “pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio”. Così noi verremo adoperati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio.
Nelle due letture di oggi osserviamo dunque un movimento che va dall’adesione alla guarigione e all’offerta. È quello che avviene anche in ogni Messa. Cominciamo con l’atto penitenziale, in cui, come il cieco, chiediamo: “Signore, pietà!”; Poi ritroviamo la luce grazie all’ascolto della parola di Dio; e infine ci uniamo all’offerta di Gesù nel sacrificio eucaristico. Questo è il dinamismo della vita cristiana: un dinamismo di offerta e di azione di grazie. Il Signore ci ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce, e noi annunciamo al mondo le sue meraviglie, la sua bontà, e offriamo tutta la nostra vita in azione di grazie, perché, unita a quella di Gesù, diventi “eucaristia”.
E non soltanto ciascuno di noi offre personalmente la propria vita, ma tutti insieme siamo chiamati a formare “un edificio spirituale”, per esercitarvi “un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio”.
Questo brano della Prima lettera di Pietro è un testo fondamentale sul sacerdozio comune dei fedeli: un sacerdozio che non è privilegio di alcuni presbiteri, ma costituisce la vita stessa di tutta la Chiesa. Il sacerdozio ministeriale dei presbiteri è a servizio di questo sacerdozio comune, per mezzo del quale i fedeli entrano nel dinamismo del sacerdozio di Cristo.
Chiediamo al Signore che la nostra vita si trasformi sempre più in offerta di lode e di ringraziamento a lui. Perché questo avvenga, è necessario che noi riconosciamo i suoi benefici, le meraviglie che egli ha compiuto per noi. I nostri occhi, purtroppo, spesso sono poco attenti a vedere e ad ammirare la luce di Dio. Ma, se sappiamo riconoscere le realtà stupende che Dio crea per noi, acquistiamo il gusto delle cose divine, e la nostra vita si sviluppa come un’offerta a Dio, che è un ridare a lui, con amore riconoscente, i doni che egli stesso ci ha fatto. Nella Lettera ai Colossesi Paolo presenta proprio questa prospettiva: “Qualunque Cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre” (Col 3,17).
Ogni Eucaristia ci invita a entrare di nuovo in questo dinamismo, a lasciarci invadere dall’amore filiale di Gesù e dalla sua riconoscenza verso il Padre celeste”» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 152-153).
Siamo aiutati a comprendere meglio il grande mistero dell’Eucaristia: il pentimento iniziale, il ruolo della Parola, l’importanza dell’offerta e il dinamismo della “trasformazione”.
Spero tanto che almeno alcuni si “convincano” a compiere un piccolo progresso non limitandosi più alla s. Messa per “obbligo di legge” (il minimo del precetto domenicale).
Soprattutto è importante che portiamo il nostro cuore e la nostra vita nella s. Messa in modo che poi la s. Messa porti la novità di Gesù nelle nostre giornate.
È vero che solo Gesù compie il miracolo della guarigione del cieco, ma è evidente che Gesù sottolinea il grande rilevo della sua collaborazione.
Il cieco, una volta guarito, cammina in una direzione ben precisa (cfr. Mc 10,52). E io verso quale meta cammino?
Infine, riflettiamo sul sacerdozio grazie alle riflessioni di padre Vanhoye. Ogni battezzato è chiamato a vivere il sacerdozio in modo consapevole, attivo e comunitario. Mi chiedo quanti coniugi ne sono consapevoli e, se non lo sono, quali fallimenti educativi hanno poi prodotto nei loro figli (anche semplicemente con tali omissioni). La mia speranza è che tanti cristiani si rendano conto degli errori commessi per cercare di riparare. Gesù ci accoglie sempre quando ci stringiamo a lui.