Pensiero serale 28-02-2026

Anche in questa settimana vi propongo il commento “inedito” di papa Benedetto al Vangelo della domenica. È un commento estremamente ricco. Spero che almeno alcuni lo leggeranno e mediteranno …per intero. Preferisco non aggiungere le mie riflessioni per non …appesantirvi eccessivamente.

«La liturgia di domenica scorsa era marcata dal simbolo, dal luogo del deserto. Il deserto, luogo dell’austerità, dell’estrema povertà creaturale, luogo perciò della tentazione, ma anche luogo dell’apertura a Dio. Luogo in cui solo il niente e Dio si confrontano.

Oggi abbiamo un’altra collocazione: il monte. Anche il monte è un simbolo molto importante per la geografia dell’anima. Si comincia con il monte del sacrificio di Abramo e Isacco, il monte Oreb, il Sinai, e infine il monte del tempio, dove cielo e terra si toccano. Anche nella vita di Gesù il monte appare sempre di nuovo come luogo di preghiera; Gesù si ritira sul monte per pregare, si ritira nelle altezze, fuori dalle cose di ogni giorno, nella vicinanza di Dio. Così, questa domenica ci invita a salire con il Signore e con i suoi Apostoli sul monte dell’incontro con Dio, sulle altezze del Tabor. Come fare?

La Chiesa antica, in questa domenica, celebrava la Messa cominciando già poco dopo mezzanotte e proseguiva inizialmente con dodici, poi con sette letture, fino alla mattina della domenica e finiva con l’ordinazione dei sacerdoti. Erano sette letture corrispondenti ai sette ordini, quattro minori e tre superiori, che finivano nella trasfigurazione sul monte dell’Eucaristia, sul monte della vicinanza con Cristo. Così si indicava anche che cosa significa il sacerdozio: essere trasparenti per la luce di Dio. Potremmo dire che questo cammino dei sette ordini riflette non solo il cammino verso il sacerdozio, ma anche il cammino della vita cristiana come tale, con questa salita che è proprio anche il senso della Quaresima.

Si comincia con l’ordine dell’ostiario: aprire la porta a Cristo, avere la sensibilità di ascoltare come Lui bussa alla nostra porta, capire che gli si deve aprire, perché entri in noi, e dall’altra parte avere discernimento, cioè sapere anche dove chiudere e non aprire. Aprire con saggezza, imparare il discernimento, aprire a Cristo e chiudere al mondo. Poi il secondo ordine, quello dell’esorcista: cioè accettare la battaglia contro il maligno, contro tutti gli spiriti dell’ipocrisia, dell’arroganza, della menzogna, del male. Quindi, il lettorato: la familiarità con la Parola di Dio, imparare ad amare questa Parola, imparare a capire questa Parola, lasciarsi penetrare da questa Parola. Poi l’accolitato: portare la luce di Cristo. Il suddiaconato e diaconato: essere soprattutto servitori; la salita cristiana non è come le carriere mondane che finiscono con una posizione in alto, ma finisce con l’essere servitore, questa è la vera altezza, l’altezza di Gesù Cristo, l’altezza dell’amore: qui dobbiamo arrivare. Infine, il sacerdozio: cioè lasciarsi penetrare da Cristo, lasciarsi penetrare dalla luce di Dio.

Sul monte stesso, così ci dice il Vangelo, ci sono due cose: da una parte, la luce, della quale vorrei parlare oggi e, dall’altra parte, la parola dei profeti; Mosè ed Elia parlano con Cristo e così mostrano che è Lui il centro, il vero contenuto della Sacra Scrittura, non è solo parola, ma è la Parola di Dio. E poi vengono la parola del Padre – “Questi è il mio Figlio” ̶ e la nuvola, che fa cadere i discepoli in una paura tremenda, perché questa nuvola che li avvolge è quanto avveniva quando la sacra tenda era eretta nel deserto e la nuvola di Dio veniva e copriva tutto e mostrava: “Qui c’è Dio!”. Così, dopo la parola: “Questi è il mio Figlio”, viene la nuvola, che mostra Cristo stesso come la vera tenda di Dio, come il vero tempio dove abita Dio.

Ma, adesso, vediamo che cos’è la Trasfigurazione. San Luca è in questo caso l’evangelista più preciso, dice: “Mentre Gesù pregava, cambiava il suo aspetto”. La Trasfigurazione è un avvenimento nella preghiera. Nella preghiera Cristo diventa trasparente, si mostra nella sua vera realtà, che è dialogo con Dio; non solo parla con Dio, ma è in tutto il suo essere dialogo col Padre, è tutto luce da luce. Così questo trasparire della luce, fino al punto che Lui stesso è tutta luce, mostra chi è Cristo realmente e come la preghiera di Cristo, questo scambio dell’essere col Padre, sia la sua vera essenza.Che cosa dice questo per noi? I Padri erano convinti che all’inizio l’uomo, prima del peccato, fosse vestito di luce, della luce di Dio, e che solo con il peccato, quando l’uomo non volle più essere figlio di Dio, ma prendere da sé la vita, perse quella luce e diventò pura materia animale. L’uomo ha perso la luce, ciò il primo vestito, come dicono i Padri. E Gesù è venuto proprio per restituirci il vero vestito, per rivestirci di nuovo della sua luce. Cristo entra in noi e così la luce entra in noi, e possiamo essere di nuovo vestiti della sua gloria. Su questo punto, l’Apocalisse ci dice che gli angeli e i santi del cielo saranno vestiti di bianco, cioè di pura luce, come Dio, perché penetrati dalla luce divina. E nel capitolo 7 aggiunge un dettaglio molto interessante, dicendo: “Il loro vestito è bianco, è luce, perché hanno lavato il loro vestito nel sangue dell’Agnello” (cfr. Ap 7,9.13-14). Vorremmo dire: “Ma come! Il sangue non rende bianco il vestito, non può essere così!”. Dobbiamo invece capire che non è il sangue materiale che purifica; la forza redentrice, la morte di Dio, non è l’atto dell’uccisione, ma l’atto interiore nel quale l’odio degli uomini viene trasformato da Gesù in un atto d’amore, in un atto di dono totale di sé al Padre. Questo dono di sé, che è il vero sangue di Cristo, il darsi di Gesù a Dio, è tirare l’uomo fuori dalla sua tristezza verso la luce di Dio; questo atto di amore, questa trasformazione dell’odio umano in amore, con cui Gesù si dà per noi al Padre, è il vero “lavaggio”, è quella forza purificatrice che rende luminosi anche i nostri vestiti, cioè il nostro essere.

In questo senso, mi sembra che questo testo parli proprio del mistero della nostra redenzione: il mondo è pieno di sporcizie, pieno di cose tristi, ma Cristo è venuto con questa forza “lavatrice”, per così dire, purificatrice, che con il suo immenso amore è così grande da essere sufficiente a lavare tutta l’umanità da questa massa di menzogna, di odio, di tutto il male, che troviamo dappertutto. Nell’Eucaristia entriamo in questa realtà, Gesù ci tira nell’interno di questo suo amore e ci lava, e così ci rende di nuovo luce, anche se abbiamo bisogno sempre di nuovo di essere in cammino per arrivare finalmente alla vera trasfigurazione del nostro essere, all’essere luce con la stessa Luce.

Nel Libro dell’Esodo si trova un dettaglio che in questo contesto mi sembra molto bello. Il Libro dell’Esodo dice: “Quando Mosè scendeva dal monte dall’incontro con Dio non sapeva che la sua pelle era raggiante, perché aveva parlato con Dio” (cfr. Es 34,29). Mosè aveva parlato con Dio e questo parlare con Dio aveva reso raggiante la sua pelle. Nell’Eucaristia, noi parliamo con Dio e Lui con noi; ci lasciamo toccare dal suo amore, riceviamo in noi Cristo, che è pura luce. Preghiamo che il Signore ci aiuti affinché anche noi possiamo essere un po’ raggianti, che qualche raggio della sua luce sia visibile anche in noi, quando scendiamo da questo incontro con la Parola di Dio.

All’inizio, ho parlato della nostra “salita”; dobbiamo aggiungere che anche scendere fa parte della vocazione cristiana. Dobbiamo “salire”, ma dobbiamo anche e sempre di nuovo avere l’umiltà, la disponibilità a “scendere”, scendere nella valle della quotidianità, delle nostre occupazioni di ogni giorno. Proprio in questa discesa, in questa umiltà di fare il lavoro di ogni giorno, siamo sulla strada di Cristo, perché Cristo, prima di aprire la strada verso l’alto, è sceso dalla gloria di Dio, è sceso fino alla Croce, “si è fatto schiavo per noi”, dice san Paolo (cfr. Fil 2,7).

Perciò seguiamo Cristo, scendendo con umiltà a compiere ogni lavoro nella quotidianità della nostra vita, esercitandola nella luce di Cristo e così, proprio mentre scendiamo, saliamo anche con Lui.

Preghiamo il Signore che la sua luce ci penetri, preghiamo che ci aiuti a scendere e a salire, e ad arrivare alla fine a essere nella sua luce. Amen!» (Benedetto XVI, Omelia, 16-3-2014, in «Il Signore ci tiene per mano». Omelie inedite 2005-2017. Avvento, Quaresima, Pasqua Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 85-89).

Mi limito ad augurarvi di essere testimoni di luce e di amore, sapendo salire ma anche scendere.