Pensiero serale 28-01-2026

Oggi ci viene presentato la famosa parabola del seminatore (Mc 4,1-20), ma padre Vanhoye si sofferma soprattutto sulla Prima Lettura (2 Sam 7,4-17). È comunque molto interessante meditare sul profondo collegamento che unisce i due brani.

«Quando ascoltiamo questo Vangelo, istintivamente pensiamo alla necessità di essere nelle disposizioni giuste per accogliere la parola di Dio, ma è anche importante riconoscere la fecondità di tale Parola e che essa è un grande dono di Dio per noi. È da questo dono, infatti, che derivano anche le disposizioni giuste.
A questo ci fa pensare anche la parola che Dio rivolge a Davide nella prima lettura, perché l’aspetto che in essa colpisce di più è il fatto che Dio vuole essere il primo nell’amore. E la Prima lettera di Giovanni afferma: “Egli [Dio] ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19), e: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi” (1 Gv 4,10). La parola di Dio è una dichiarazione di amore: la dichiarazione di qualcuno che prende l’iniziativa di amare per primo.
Davide fa un bel progetto per onorare Dio; pensa di essere lui a dare qualcosa a Dio: costruirgli una casa. Ma la parola che Dio gli rivolge per mezzo del profeta Natan capovolge il suo progetto: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi”. Poi Dio dice a Davide: “Io non ho mai chiesto che mi si costruisse una casa di cedro; ho sempre abitato sotto una tenda, in un padiglione. Non sei tu che mi costruirai una casa, ma sarò io a fare qualcosa per te. Io ti ho preso dai pascoli; sono stato con te dovunque sei andato. E ora io ti darò giorni tranquilli; costruirò una casa per te; ti darò un figlio che regnerà dopo di te, e renderò stabile il tuo regno per sempre”.
Questo è il primo aspetto della parola di Dio: essa è una promessa di beni che Dio vuole dare a noi: Dobbiamo comprendere questo aspetto, altrimenti siamo nell’illusione e i nostri progetti non possono realizzarsi. Se vogliamo far precedere la nostra generosità a quella di Dio, il nostro amore a quello di Dio, capovolgiamo la realtà. Il primato nell’amore è di Dio, ed egli ce lo fa capire con la sua parola, che non è innanzitutto una esigenza, ma una promessa. Egli vuole offrirci i suoi doni, è entrato in dialogo con noi per colmarci del suo amore.
Il secondo aspetto della parola di Dio è la sua fecondità. Quella che Dio, per mezzo di Natan, trasmette a Davide è straordinaria: la Parola produce veramente “il trenta, il sessanta, il cento per uno”.
La prima realizzazione della parola che Dio rivolge a Davide non è la nascita di Salomone ̶ egli infatti è già nato ̶ , ma il regno di Salomone. Dio stabilisce Salomone sul trono di suo padre, adempiendo la promessa che aveva fatto a Davide: “Io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno” (2 Sam 7,12). Si tratta del regno di Salomone, che nella Bibbia è presentato come straordinario.
In seguito questa parola di Dio ha continuato a essere fonte di speranza per gli Israeliti: in tutte le sventure e le vicissitudini dei regni di Israele e di Giuda, essi si richiamavano alla promessa fatta da Dio a Davide.
Il salmo responsoriale insiste sulla fedeltà e sull’amore di Dio, il quale dice a proposito di Davide: “Gli conserverò sempre il mio amore, / la mia alleanza gli sarà fedele. / Stabilirò per sempre la sua discendenza, / il suo trono come i giorni del cielo” (Sal 89 ,29-30).
Ma se consideriamo la parte finale del salmo, ci rendiamo conto che esso è stato scritto in un momento in cui in Israele tutto andava male, il trono di Davide era rovesciato e non c’erano suoi successori che potessero occuparlo: “Dov’è, Signore, il tuo amore di un tempo, /che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?” (v. 50). In un momento di angoscia come questo, la parola di Dio continua a essere il saldo baluardo del popolo: poiché Dio ha parlato, si può conservare la speranza e non soccombere nella prova. Perciò la parola di Dio viene ripetuta a Dio stesso, perché se ne ricordi, e si è sicuri che egli se ne ricorderà.
A dire il vero, la parola di Dio ha una fecondità che spesso sorprende l’uomo, perché essa si realizza in un modo che non si poteva immaginare. La parola di Dio rivolta a Davide si è realizzata in modo perfetto e definitivo nel regno di Gesù, e noi sappiamo che questo regno è stato instaurato a partire dalla croce. È dunque dopo un apparente fallimento che la parola di Dio rivela pienamente la sua forza e la sua fecondità. Il fallimento della croce è soltanto la via per giungere alla vittoria perfetta della risurrezione.
Dio ha promesso a Davide: “Il tuo trono sarà reso stabile per sempre” (2 Sam 7,16). Questa parola si è realizzata pienamente soltanto in Gesù. In precedenza, anche il regno di Davide, come tutte le realtà umane, era stato soggetto all’instabilità e alla precarietà; ma con la risurrezione di Gesù la parola di Dio ha reso davvero il cento per uno.
Anche noi abbiamo ricevuto la parola di Dio. Accogliamola sempre come un dono di amore, che deve riempire di gioia la nostra vita. Pensiamo ad essa soprattutto nei momenti di difficoltà e appoggiamoci a essa con fiducia: è una roccia incrollabile. Ricordiamoci che la parola di Dio si realizza sempre, in modi che superano i nostri pensieri e i nostri desideri. Il progetto di Dio è molto più bello, molto più profondo dei nostri, e il Signore aspetta soltanto che noi apriamo a lui il nostro cuore» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 58-61).

Possiamo meditare su alcuni temi davvero molto importanti: la fecondità della Parola, il primato dell’iniziativa di Dio (in generale e nella vita di ciascuno) e la grandezza della speranza strettamente legata all’apparente fallimento della croce (la speranza vista alla luce del mistero pasquale). Come sempre, vi invito a interpretare le vicende della vostra esistenza alla luce della Parola. Non possiamo capire subito tutto, ma Gesù desidera che ci fidiamo di Lui, della sua iniziativa, del suo Amore.