Anche stasera vi spedisco un commento al Vangelo di oggi (Lc 21,20-28). Ovviamente è importante meditare anche la Prima Lettura (Dn 6,12-28).
«La morte come bruco, la trasformazione come farfalla
Lettura
Il vangelo odierno ci presenta una sfilza di eventi e segni terribili che parlano della fine della storia. Ogni cosa ha un inizio e una fine, compresa la nostra vita. L’elemento importante che possiamo cogliere in questo vangelo è che il destino della storia e di ogni storia non è nella fine, ma nella vita che inizia quando tutto sembra finire. Gesù ci annuncia una fine, ma poi prosegue dicendo: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. Rialzarsi, levare il capo, assumere cioè la posizione eretta, alzare lo sguardo; sentire la libertà avvicinarsi è meraviglioso! Così per Daniele che sembrava spacciato, e invece viene liberato dalle fauci dei leoni.
Meditazione
La fine della storia, di ogni storia, non è la devastazione del Creato, ma l’incanto dell’innamorato: “Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (cfr. Ap 21,2).
Tutti i dolori che si consumano sotto questo cielo: i morsi della solitudine, il calice amaro dell’abbandono, un corpo distrutto giorno dopo giorno da un male che non perdona, le pugnalate alle spalle da coloro che credevi fratelli e sorelle, i bocconi amari delle delusioni che devi ingoiare, dei progetti infranti e dei sogni che non si realizzeranno mai …tutto questo ha un limite. C’è una sponda che delimita il fiume del dolore e delle lacrime umane. Il vangelo di oggi ci dice che il buio cederà il posto alla luce, che tutti i dolori umani finiranno, che la terra tornerà a fiorire e riacquisterà i suoi splendidi colori e il sole irromperà tra le nuvole in fuga. Finiranno le turbolenze, i vuoti d’aria, i guasti tecnici, il panico e i pianti del nostro “viaggio in aereo” e finalmente potremo volare davvero, liberi come le farfalle. Avverrà per noi la “trasformazione in farfalla”, cioè la partecipazione al mistero pasquale attraverso la nostra sofferenza. Si tratta solo di morire a se stessi, alla propria volontà. Questo rende possibile quella trasformazione per la quale si vive unicamente in Dio e per Dio. La persona umana, liberata dal suo egoismo ̶ per dono di Dio ̶ vive il meraviglioso incontro con il Tu di Dio. La trasformazione personale consiste nel superamento radicale del proprio io e nella scoperta del Tu. Come scrive Martin Buber: “L’io è l’eterna crisalide, il Tu è l’eterna farfalla”. Il Tu di Dio ci assicura che la nostra liberazione è vicina!
Preghiera:
“Nessun bruco potrebbe sopportare il suo disfacimento se non perché in se stesso sperimenta un’ostinazione che alla fine svela la farfalla nascosta che era potenzialmente in lui. Eppure esternamente noi vediamo qualcosa che si disfa, ma da quella fine sta nascendo qualcosa di migliore, di inimmaginabile, finché non lo si sperimenta” (don L. M. Epicoco).
Agire:
Quali piccole o grandi sofferenze mi uniscono oggi al mistero pasquale di Gesù? Cerco di leggerle nell’ottica della farfalla!» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, La morte come bruco, la trasformazione come farfalla, in Messa meditazione 2025, novembre-dicembre, pp. 223-224).
Questo commento ci dona riflessioni sapienti e luminose sul tema della sofferenza.
Sono rimasto colpito dal fatto che più volte nelle letture di oggi ricorrono i concetti di “liberazione” e di “salvezza”. È bene che ognuno si interroghi su un punto che ritengo decisivo: io ho della libertà e della liberazione una visione a partire dalla fede, sapendomi confrontare in modo sapiente con la cultura oggi diffusa, molto lontana da ciò che Gesù dice nel Vangelo?
È molto importante anche la frase “morire a se stessi, alla propria volontà”.
È bene anche riflettere sul tema della trasformazione.
Da quando ho cominciato questo cammino con i “pensieri serali” vi ho invitato più volte a pregare per persone che soffrono e voi avete sempre mostrato una grande sensibilità e disponibilità. Stasera vi rivolgo un invito forse più intenso del solito per un uomo seriamente malato, verso cui sono immensamente grato. Forse, se sono ancora vivo e in discreta salute, lo devo, oltre che al Signore, anche a lui. Perciò continuiamo a pregare per le tante persone che soffrono, ma vi chiedo un pensiero particolare per questa intenzione. Ve ne sono immensamente grato.