Pensiero serale 27-09-2026

Per continuare a riflettere sul Vangelo della s. Messa di oggi (Mt 21,28-32), vi propongo il commento di papa Benedetto.

«Cari fratelli e sorelle,
il tema dei due fratelli, proposto nel Vangelo di oggi, è presente in tutta la prima parte della storia della salvezza: Caino e Abele, Isacco e Ismaele, Giacobbe ed Esaù. Poi scompare, perché solo un fratello è rimasto nella casa paterna.
Gesù riprende il tema con diverse parabole. Al centro vi è la parabola del “figliol prodigo”, che in realtà è la parabola dei due fratelli, perché anche il primo, rimasto a casa, deve pentirsi, deve realmente ritornare “a casa”. Riprendendo questo tema, e parlando del ritorno del figliol prodigo, Gesù dice ai suoi, al mondo e a tutti noi, che la sua ora è “l’ora del ritorno”. Il figlio perduto ritorna, si aprono le porte, Dio vuole la salvezza di tutti e tutti possono venire a Dio, anche quelli che si sono allontanati, che volevano dimenticare Dio e vivere solo per se stessi.
Così il grande tema del Vangelo di oggi è l’universalismo, l’universalità della salvezza di Dio. Dio vuol salvare tutti, ma questo tema dell’universalità, “l’ora del ritorno”, è inseparabilmente collegato col tema della conversione, di cui parlano la prima e la seconda lettura, o del pentimento, come dice due volte il Vangelo.
Nel Vangelo di oggi, al posto del figliol prodigo stanno i pubblicani e le prostitute, in rappresentanza del mondo pagano, che è il figliol prodigo. I pubblicani rappresentano l’idolatria del denaro, la loro divinità sono i soldi, ma solo apparentemente si servono dei soldi e sono felici; in realtà, il dio denaro governa su di loro, ed è un dio crudele, che li pone in schiavitù. Vediamo come lungo tutta la storia, anche oggi seguendo le notizie di cronaca, questo dio, questo idolo del denaro, è una divinità crudele che rende schiavi gli uomini.
Le prostitute rappresentano la perversione della sessualità, che dovrebbe essere una dimensione dell’amore umano, quindi una delle più alte possibilità dell’uomo, e che invece viene pervertita in commercio. Così, appare di nuovo la dittatura dei soldi, del dio Mammona che rende schiavi gli uomini, e appare il ritratto del paganesimo, la vita del figliol prodigo lontano dal padre.
Nello stesso tempo, in questo Vangelo risulta che in questi uomini lontani da Dio cresce il desiderio di liberazione. Vedono che, pur sembrando liberi, sono schiavi; vedono che la loro libertà, per la quale sono usciti da casa, è solo apparente, e che la vera libertà era essere col padre. Nasce quindi il pentimento, il desiderio di andare a casa, e così si apre la porta, e il figliol prodigo ritorna. Anzi, gli ultimi possono divenire i primi.
Nel nostro Vangelo, i sacerdoti e gli anziani rappresentano il primo figlio, rimasto a casa ma non realmente “a casa”, e rappresentano quello che oggi si chiama fondamentalismo religioso, un abuso della religione che la perverte. Apparentemente, sono osservanti e fanno tutta la volontà di Dio, seguono i comandamenti, compiono tutte le osservanze, adorano Dio; ma, in realtà, non riconoscono quel Dio, del quale l’orazione di oggi dice che la sua onnipotenza si mostra soprattutto nel perdono e nella misericordia. Non vogliono il perdono e la misericordia per gli altri, vogliono sentire solo la loro “campana”, il loro giudizio, e si sentono premiati per la loro osservanza soltanto se gli altri sono condannati, se gli altri vanno a finire male. Cioè, a loro non piace essere col Padre, osservare i comandamenti col Padre. Questi stanno bene col Padre solo se gli altri vanno male, altrimenti per loro non vale la pena essere osservanti.
Questo non è un vero essere “a casa”, non è amore di Dio; costoro non servono Dio ma vogliono servirsi di Dio, di un Dio crudele, che dovrebbe condannare e non perdonare. Perciò anche loro hanno bisogno di conoscere che la loro giustizia è incompleta e falsa, anche loro hanno bisogno di pentimento, di conversione.
Dunque, quando il Signore parla della buona novella dell’universalità, ci dice che le porte di Dio rimangono aperte per tutti, ma nello stesso tempo che gli ultimi saranno i primi; possiamo quindi capire che per i “primi” sarà difficile tornare davvero “a casa”, e che saranno come gli ultimi. Il Signore ci parla di questa bellezza dell’universalità della bontà di Dio, la cui onnipotenza si dimostra nel perdono e nella misericordia, ma ci dice allo stesso tempo che tutti abbiamo bisogno di conversione per amare realmente questo Dio, per essere felici di essere con Dio nell’osservanza della sua bontà.
Tutti abbiamo bisogno di conversione. Ma come si fa? In che cosa consiste la conversione? San Paolo, nella Lettera ai Filippesi, ci dà oggi una risposta molto concreta, pratica e semplice: avere gli stessi sentimenti che erano in Cristo Gesù, avere i sentimenti di Gesù Cristo; così viviamo bene, cosi siamo realmente col Figlio di Dio, figli col Figlio.
Questa conversione, questo imparare ad avere, a condividere i sentimenti di Gesù Cristo, è un cammino che dura tutta una vita, perché siamo sempre all’inizio nell’imparare i suoi sentimenti. Preghiamo oggi Gesù ̶ che nella Santa Eucaristia si dà nelle nostre mani, nei nostri cuori ̶ di aiutarci a imparare i suoi sentimenti ed essere così realmente a casa. Amen!» (BENEDETTO XVI, Omelia, 28-9-2008, in BENEDETTO XVI, «Dio è la vera realtà». Omelie inedite 2005-2017. Tempo ordinario, Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 297-300).

Forse il punto decisivo è il seguente: con l’aiuto della Bibbia e dello Spirito Santo impegnarsi in questa unica direzione che potrebbe costituire lo scopo di tutta l’esistenza: «Avere gli stessi sentimenti che erano in Cristo Gesù».

Ecco alcune piccole domande che ci possono aiutare per approfondire ulteriormente:

Quali ostacoli possono rendere difficile la conversione?

Cosa invece facilita la conversione?

Come si concretizza veramente il lavorare nella vigna?

Quali sono gli errori degli interlocutori di Gesù?

Perché dire sì e fare sì?