La Prima Lettura della s. Messa di oggi (Ez 18,21-28) ci ricorda la virtù della speranza. Il peccatore non deve mai disperare. Il Signore non desidera altro che perdonarci. Piuttosto chi pensa (o si illude) di essere giusto, nel brano del profeta Ezechiele che oggi la Chiesa ci presenta, deve essere vigilante, non deve presumere di restare sempre nella giustizia. L’orgoglio e la presunzione possono sempre portarci su vie sbagliate. Penso che soprattutto il “giusto” deve chiedersi se ama Dio e, per amare Dio, occorre collaborare con Lui in ciò che Egli desidera maggiormente, appunto la salvezza degli uomini. Nella Bibbia vediamo molto spesso persone che sembrano giuste, ma non aiutano gli altri a salvarsi. Penso a Giona (protagonista della Prima Lettura della s Messa di ieri) o al fratello maggiore (cfr. Lc 15,28-30) o a Simone il fariseo (cfr. Lc 7,36-50) o a coloro che volevano lapidare l’adultera (cfr. Gv 8,3-11) o anche ai lavoratori della prima ora (cfr. Mt 20,1-16). Gesù è contento se non commettiamo peccati, ma lo è molto di più se verso gli altri viviamo la vera carità, la misericordia, il servizio e la comprensione. Non a caso il Vangelo della s. Messa di oggi (Mt 5,20-26) ci esorta alla mitezza e alla riconciliazione. Non dimentichiamo mai l’esortazione di Mt 7,1-5.In sintesi, possiamo dire che il peccatore è invitato a sperare sempre, ovviamente pentendosi e chiedendo umilmente perdono. Ora vi presento una riflessione proprio su questo argomento. È un commento donatoci dalle monache benedettine del monastero “Mater ecclesiae” (isola di san Giulio) in riferimento al brano in cui la Genesi narra ciò che accadde dopo il diluvio (Gen 9,8-15).
«La vita può ricominciare. Oggi. Ed è una possibilità reale, data da Dio, non perché l’ho deciso io facendo conto di aver chiuso con il passato; infatti così non potrebbe durare a lungo, ormai lo so. Può invece durare in eterno, in un “oggi” più giovane dell’alba della creazione, proprio perché è Dio a proporlo. Il nuovo inizio non è affidato alla mia fragile volontà, ma alla sua onnipotente volontà di amore.Proprio questo mi offre, oggi, come grazia efficace, la Parola ascoltata nella liturgia. Messaggio di novità che emerge dal diluvio e riluce dei colori dell’arcobaleno, e dona pace al cuore: è lavato il peccato che mi pesa e mi abbruttisce. Lavato nelle lacrime del pentimento, nelle acque del battesimo, nel sangue di Cristo. Nessuno è perduto, nessuno è senza speranza. Gesù ha conosciuto le mie tentazioni e ha vinto il Maligno. Da lui possa attingere forza ogni giorno; il tempo è compiuto; Dio, se lo voglio, regnerà in me. Sì, oggi, nuova creatura, comincio» [ANNA M. CÀNOPI e COMUNITÀ DELL’ABBAZIA BENEDETTINA “MATER ECCLESIAE”, ISOLA SAN GIULIO, Oratio, in GIORGIO ZEVINI – PIER GIORDANO CABRA (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia 2000, vol. 3, p. 54].
Ecco: questo auguro a me e a ciascuno di voi: di sperimentare questa pace nel cuore e di permettere al Signore di regnare in noi.