Padre Vanhoye si sofferma solo sulla Prima Lettura della s. Messa di oggi (Ag 1,1-8). Forse le sue riflessioni mi hanno donato ancora più luce del solito. Spero tanto che lo stesso accada a ciascuno di voi.«Lunedì scorso abbiamo ascoltato il racconto del ritorno dall’esilio nel Libro di Esdra, al tempo del re Ciro. Con la lettura di oggi, tratta dal profeta Aggeo, siamo riportati, alcuni anni dopo, al tempo di Dario, successore di Ciro. Ritornati in patria, gli Israeliti innalzano subito un altare, ma non ricostruiscono il tempio. Passano alcuni anni, ed essi si costruiscono le loro case confortevoli, ma non trovano né il tempo né i mezzi per ricostruire la casa di Dio. Il Signore tramite il profeta, si lamenta di questo fatto: “Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina?”.Il brano di Aggeo può essere per noi l’occasione di un esame di coscienza, perché spesso anche noi siamo tentati di pensare prima di tutto alla nostra casa e di trascurare quella di Dio. Quando si tratta dei nostri interessi, ci diamo subito da fare e diventiamo impazienti; quando invece si tratta degli interessi di Dio, lo facciamo aspettare. Ad esempio, troviamo sempre il tempo per vedere la televisione, ma non lo troviamo per cercare di approfondire le nostre conoscenze religiose o per pregare. Diciamo che abbiamo bisogno anche di distrarci, di riposarci, ed è vero. Ma se facciamo con sincerità un esame di coscienza mettendoci davanti al Signore, dobbiamo riconoscere che spesso a guidarci nelle nostre scelte, non è il bisogno di riposo, ma l’amor proprio, l’egoismo e la pigrizia.Dopo il rimprovero, Dio fa questa considerazione: “Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento!”. Gli Israeliti, che antepongono i loro interessi a quelli di Dio, non ottengono né successo, né gioia, perché manca loro la cosa più importante, il cercare veramente il servizio e la gloria di Dio.Persino nei momenti di debolezza e di sofferenza possiamo avere una gioia piena, se cerchiamo ciò che conta di più. Chi invece cerca soltanto il proprio interesse finisce con il sentire una noia e un’insoddisfazione profonda di tutto, perché viene meno alla vera vocazione dell’uomo, che è la generosità e la fedeltà a Dio.Chiediamo al Signore di renderci attenti a servirlo, a non anteporre i nostri interessi ai suoi. Chiediamogli di accrescere la nostra vigilanza perché nella nostra vita facciamo davvero le cose importanti, per avere la consolazione di sentirci dire da lui “Ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria”» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume III – Tempo ordinario/2, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 159-160).Grazie a padre Vanhoye siamo aiutati a compiere un buon esame di coscienza.Vi propongo alcune mie riflessioni.La vera conversione è instaurare una retta e vera e giusta gerarchia dei valori.Una coppia che non è unita in tutto questo sarà inevitabilmente infelice, inconsistente. Ecco l’inestimabile valore non tanto e non solo del fidanzamento, quanto del tempo prezioso che precede il fidanzamento. Non c’è cosa peggiore del compiere passi avventati.L’egoista non è mai felice.Il rischio dell’accidia, dell’immobilismo, del voler resistere a ogni cambiamento e alle irruzioni del Signore nella nostra vita.Nel commento di padre Vanhoye c’è anche un cenno prezioso al tema della verità.Riflettiamo sul retto uso del tempo.Facciamo una piccolissima verifica: cosa il mio cuore pone davvero al primo posto?Infine, vi raccomando di leggere e meditare Mt 6,25-34 (il v. 33 in particolare).