Sia nel Vangelo di oggi sia in quello di domani Gesù rivolge forti rimproveri ai farisei. In realtà anche il Vangelo del lunedì della XXI settimana è dedicato a tali dure invettive (ma ieri era la festa di san Bartolomeo e quindi è stato proclamato il brano che lo riguardava).
Potremmo chiederci come mai Gesù sia così duro, così severo, verso queste persone. Io credo che non dobbiamo mai presumere di spiegare a Gesù ….come debba comportarsi, ma piuttosto far tesoro delle sue parole e verificare con attenzione e umiltà come dobbiamo lasciarci coinvolgere da tale insegnamento.
I farisei erano tenaci osservanti della legge morale. Oggi viviamo anche nella Chiesa in un clima di amoralità, di relativismo e di soggettivismo; perciò non è facile capire in che cosa consiste l’errore di quelle persone e soprattutto perché Gesù trattava più duramente loro che i più grandi peccatori. Vi segnalo Mt 21,31-32.
Domani tornerò su questo tema così importante. Ora mi limito a segnalarvi un altro brano, molto diverso: Lc 2,22-38. Anche in tale episodio alcune persone erano chiuse allo Spirito Santo e non riconobbero Gesù.
Io a che punto sto nell’accoglierlo con umiltà e vera disponibilità?
Il brano seguente certamente ci aiuterà e meditare la Parola di Gesù.
Lectio Divina
«Opere e parole di bene
Lettura
Oggi Gesù non risparmia parole forti nei confronti dei farisei. La loro doppiezza viene duramente criticata dal Maestro, che è Via, Verità e Vita. I farisei si perdono dietro a minuzie, credendo così di compiere la “Torah”, mentre, come denuncia Gesù oggi, essi trascurano i precetti essenziali come la fedeltà, la misericordia e la giustizia. Fedeltà a chi? Certamente a Dio: nella Scrittura si trovano dei passi in cui emergono gli stratagemmi con cui gli uomini si illudono di servire l’Unico Dio, corrompendosi in realtà dietro agli idoli. E poi fedeltà a loro stessi, e ai loro fratelli. Paolo augura ai Tessalonicesi il conforto che viene da Dio e la conferma in “ogni opera e parola di bene”: quello che i farisei si ostinano a non voler fare.
Meditazione
I farisei si distinguevano per il loro rigore formale, la scrupolosità nell’adempiere le prescrizioni della “Torah”, senza però lasciarsi guidare veramente dall’amore per gli altri. I Vangeli sono disseminati di interventi di Gesù che cerca di ricondurli alla vera fede in Dio. Sono ostinatamente attenti più alla forma che alla sostanza, al contrario di Gesù: per Lui ciò che conta è il cuore, e che questo si muova verso la Luce, verso il Padre. Gesù rivela ai farisei la loro ipocrisia e la loro cecità: anche i Profeti, a più riprese nella lunga storia del popolo d’Israele, hanno tentato di risvegliarlo dalla sua caparbietà, per ridestare la fedeltà all’alleanza. Nel Deuteronomio, quando Mosè convoca tutto Israele, invita il popolo alla fedeltà: “Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli, ma perché il Signore vi ama. Se avrete dato ascolto a queste norme e le avrete osservate e messe in pratica, il Signore, tuo Dio, conserverà per te l’alleanza e la bontà” (cfr. Dt 7,7.8.12). I farisei estremizzano l’osservanza della Legge, facendola diventare più importante degli uomini. Solo Gesù, Uomo libero, arriva a dire: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”, quando lo accusano di fare cose illecite in giorno di sabato (Mc 2,27). San Paolo stesso era “fariseo, figlio di farisei”, come si dichiara nella sua difesa davanti al Sinedrio; ma, avendo incontrato Cristo, tutto ciò che per lui era un guadagno è divenuto spazzatura, “a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore” (cfr. Fil 3,7-8).
Tutti i veri discepoli di Gesù sono accusati di infrangere le tradizioni dei Padri, ma aderiscono al vero Dio, seguendo Gesù. Così sia anche per noi.
Preghiera:
Signore, il tuo amore è nel cielo, la tua fedeltà fino alle nubi, la tua giustizia è come le più alte montagne, il tuo giudizio come l’abisso profondo: uomini e bestie tu salvi, Signore… Alla tua luce vediamo la luce. Riversa il tuo amore su chi ti riconosce, la tua giustizia sui retti di cuore (cfr. Salmo 35,6-7.10-11).
Agire:
Provo a chiedermi: cosa c’è in me che mi fa assomigliare ai farisei? A quali opere e parole di bene il Signore mi chiama?» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, Opere e parole di bene, in Messa meditazione 2026, luglio-agosto, pp. 411-412).