Pensiero serale 24-09-2025

Tutti i Salmi sono molto belli e soprattutto sono Parola di Dio, ma vi confido che alcuni li preferisco in modo particolare. Penso che sappiate che molti di essi hanno una doppia numerazione. Il motivo è alquanto complesso: vi segnalo un sito (https://www.amicidomenicani.it/le-chiedo-perche-vicino-al-numero-di-un-salmo-quasi-sempre-ve-ne-sia-un-altro-tra-parentesi/).I Salmi che preferisco sono il 51 (50), il 127 (126), il 131 (130), probabilmente più di tutti il 139 (138).Il Salmo 127 (126) forse è il miglior commento alla spiegazione che padre Vanhoye ci dona della Prima Lettura e del Vangelo della s. Messa di questo mercoledì della XXV settimana (Esd 9,5-9; Lc 9,1-6). Ecco le parole del Cardinale francese.«La costruzione della casa di Dio, l’edificazione della Chiesa, non è in potere degli uomini soltanto Gesù a questo potere lo trasmette ai Dodici. Il Vangelo si riferisce che “Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demoni e di guarire le malattie e li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi”.Perché sia chiaro che l’opera degli apostoli non è un’opera umana, Gesù chiede loro di non preoccuparsi di nulla, nemmeno di ciò che può apparire indispensabile: “Disse loro: Non prendete nulla per il viaggio, né bastone né sacca, ne pane, né denaro, e non portatevi due tuniche”.La prima lettura ci mostra un aspetto complementare: la costruzione della casa di Dio è un’opera divina che si realizza sulla base dell’umile confessione dei nostri peccati. Esdra dichiara: “Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, perché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo”. Questa è la condizione per “erigere il tempio del nostro Dio”, per “restaurare le sue rovine”. Se mancano l’umiltà e il dolore per i peccati, l’opera divina non si può realizzare, e allora si avrà soltanto uno sterile sforzo umano. Se invece poniamo le autentiche fondamenta dell’umiltà e del pentimento, Dio può costruire la sua casa, e lo farà con la larghezza della sua misericordia.Non c’è nessuna persona che non possa contribuire all’edificio della Chiesa con l’umile offerta del suo dolore per i suoi peccati, e soprattutto con la sua fiducia nella misericordia divina. A queste condizioni Dio può fare dei limiti e delle mancanze di quella persona la base per la sua opera meravigliosa» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume III – Tempo ordinario/2, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 156-157).Meditando la parole del biblista francese ho pensato due cose. 1. Forse così devo impostare il lavoro nella parrocchia che 15 giorni fa mi è stata affidata;2. Ogni battezzato deve fare un bell’esame di coscienza e chiedersi come coopera per la costruzione della casa di Dio. Insomma, deve vedere se è cristiano passivo, che usufruisce dei “servizi” che la parrocchia offre o ha mai pensato di collaborare attivamente e responsabilmente. Prego perché nessuno pensi ad alibi quali la salute, l’età, la carente formazione… Gesù guarda il cuore con cui ci doniamo.C’è un ultimo punto che intendo segnalarvi. Padre Vanhoye evidenzia l’importanza dell’umiltà e del pentimento. Nelle domande che vi ponevo lunedì c’era un riferimento alla verità (Seconda Lettura della XXV domenica anno C: 1 Tm 2,4). Ecco io sono certo che solo chi si pone dinanzi a Dio nella verità può progredire nell’umiltà e nel pentimento. Questa è la differenza rispetto alla sincerità (di cui pure vi parlavo lunedì sera). Chi è adultero, chi ha rapporti prematrimoniali, chi ricorre a certe tecniche di riproduzione artificiale …può pensare sinceramente di amare, ma è oggettivamente al di fuori della Verità che è Gesù, non ama nella Verità. Forse si illude soltanto…Preghiamo, testimoniamo, operiamo per portare a tutti la Luce di Verità che Gesù ci dona. Vi ricordo il titolo del capolavoro di un Santo: la “Veritatis splendor”. Temo che qualcuno non l’ha mai neanche sfogliata! Magari non sa neanche chi è l’Autore!