Due dei pilastri della Quaresima (e di tutta la vita cristiana) sono la carità (Vangelo di ieri) e la preghiera (Vangelo di oggi: Mt 6,7-15). Non è facile dire quale dei due sia più importante. Da un lato, ho incontrato molte persone che si accontentano di pregare, dimenticando che alla fine saremo esaminati sull’amore (cfr. appunto Mt 25,31-46); dall’altro, alcuni dicono che la loro vita è già una preghiera e, quindi, non hanno bisogno di pregare. Potrei scrivere un libro sulle possibili obiezioni contro la preghiera (“non so pregare”, “non ho tempo”, “non so cosa dire”, “ho pregato tanto e non sono stato esaudito”; “spesso sono arido, sono pigro”, “prego quando mi sento”). Qualche marito mi ha addirittura confidato che si vergogna di pregare insieme con sua moglie…
Io penso che preghiera e amore sono legati in modo indissolubile. La preghiera o è esperienza di amore o non vale davvero nulla. La Carità, per essere davvero virtù teologale, dev’essere alimentata continuamente dalla preghiera, la quale a sua volta non può non essere ispirata, guidata, illuminata dallo Spirito Santo.
Forse la preghiera ci può “rivelare” com’è il nostro rapporto col Signore. Se incontro una persona con cui sto in cattivi rapporti, non mi è facile parlare, temo di essere frainteso, misuro le parole; se, invece, vedo una persona a cui voglio bene e da cui so di essere capito e stimato, il dialogo è molto più facile, spontaneo e costruttivo. Così, se non amo pregare, se la mia preghiera è sempre faticosa e si misura …con l’orologio, a me pare che bisogna preoccuparsi (anche se possono esserci periodi di aridità e di buio senza alcuna colpa dell’orante; in questi casi l’unica cosa da non fare è diminuire la preghiera!). Resto del parere che la preghiera, più che un impegno o un dovere, è un immenso dono d’Amore.
Voglio anche precisare che ho un “sistema” per verificare se la mia preghiera è stata un vero incontro con il Signore o solo …un’illusione. Se dopo aver pregato, mi sento soddisfatto e “a posto”, forse Gesù non l’ho proprio incontrato (cfr. Lc 18,9-14). Se, invece, ho davvero incontrato Lui, probabilmente Gesù mi avrà anche fatto capire che devo migliorare su qualche aspetto della mia vita.
Infine, vi confido che io mi confesso spesso proprio per pregare bene. In base a Gv 15, 1-7, se io sono un tralcio meglio unito alla vite (appunto grazie al Sacramento della Penitenza), la preghiera sarà più bella e luminosa proprio perché scaturirà dall’unione mia intima con Lui (cfr. Gv 14,23).
Vi consiglio di non dimenticare mai che c’è una preghiera che è certamente sempre esaudita. Io davvero ne faccio esperienza tutti i giorni e più volte al giorno! Meditate e “conservate” Lc 11,13!