Stasera ritengo opportuno tornare sul Vangelo di ieri e sul commento donatoci da papa Benedetto. Mi hanno colpito, in particolare, le seguenti espressioni:
«Gesù non è venuto a liberarci dalla sofferenza, ma a liberarci attraverso la sofferenza. […] tutti vogliamo che ci sia un mondo senza la tristezza della sofferenza, che Dio ci liberi dalla sofferenza, e non attraverso la sofferenza».
Siamo chiamati a intendere bene quale liberazione Gesù ci viene a donare e soprattutto a capire che forse la vera tentazione è di pensare che è sufficiente, per essere cristiani, “non fare nulla di male”. Anche alla luce del Vangelo della s. Messa di oggi (Mt 25,31-46), è molto impegnativa e luminosa la seguente frase di papa Ratzinger: «il Signore ci invita alla responsabilità, alla condivisione della responsabilità di Dio, e ci dona se stesso, perché poi noi possiamo efficacemente dare un po’ di noi stessi agli altri».
Infine, mi permetto di darvi altri due piccoli spunti per vostra riflessione.
Siccome il demonio ci tenta sotto l’apparenza del bene (emerge chiaramente nella Prima Lettura di ieri: Gen 3,5-6), se io non mi accorgo di essere tentato, forse mi devo preoccupare, perché probabilmente il demonio mi tenta e io non me ne accorgo neanche.
Quando poi vedo che sono tentato, devo sapere bene quali sono i rimedi più efficaci: pregare (ricordando i benefici ricevuti da Dio), confessare proprio queste tentazioni (così ricevo più forza) e non dialogare con la tentazione (cioè eliminare questi pensieri dalla mia mente e dal mio cuore).