Pensiero serale 22-01-2026

Anche stasera il commento di padre Vanhoye è dedicato esclusivamente alla Prima Lettura (1 Sam 18,6-9; 19,1-7).

«Una delle cause più frequenti di discordia è l’invidia. Essa rende impossibile l`unità. La prima lettura racconta che Davide ha riportato una grande vittoria, e le donne, nei loro canti, fanno un confronto tra lui e Saul: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”. Il testo riferisce che “Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno”. Così Saul decide di uccidere Davide.
Una prima riflessione che possiamo ricavare da questo testo è che, quando parliamo degli altri, dobbiamo essere sempre molto attenti, perché, anche quando li elogiamo, possiamo fare loro del male, suscitando invidia in chi ci ascolta. Anche Gesù, al quale accorrevano persone da ogni parte, subiva l’invidia dei sacerdoti, degli scribi e dei farisei. Egli lo sapeva bene, e anche per questo, dopo i miracoli, richiedeva il silenzio. La sua passione e la sua morte sono state provocate dall’invidia (cf. Mc 15,10).
Nella prima lettura, il comportamento di Gionata è un bell’esempio di riconciliazione. Davide, che è suo amico, diventa involontariamente suo rivale, ma egli non se ne preoccupa. Parla a suo padre, volendo fargli aprire gli occhi perché l’invidia lo ha accecato, e gli dice: “Non pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non ha peccato contro di te, che anzi ha fatto cose belle per te. Egli ha esposto la vita, quando abbatté il filisteo”.
Queste parole di Gionata sono ispirate dalla generosità e dalla verità delle cose. In questo ci dà l’esempio di un comportamento che favorisce l’unione ed è dettato dall’umiltà del cuore e dalla carità. Gesù, invece di comandare e di sottolineare le colpe altrui, come avrebbe potuto fare facilmente lui che conosce il cuore dell’uomo, si è chinato a lavare i piedi dei suoi discepoli, per togliere da loro le colpe e ricostruire l’unità, dopo che essi avevano discusso su “chi di loro fosse da considerare più grande” (cf. Lc 22,24-27; Gv 13,1-15).
La Chiesa è dalla parte della verità, ma la verità ci deve rendere umili, caritatevoli, oggettivi, privi di ogni ostilità verso gli altri. Al tempo della Riforma, e anche dopo, i santi ̶ come sant’Ignazio, san Francesco di Sales ecc. ̶ erano sempre preoccupati di mostrare le cose nella loro verità oggettiva. Anche nella nostra vita abbiamo tante occasioni per vedere ̶ e far vedere agli altri ̶ le cose nella loro verità, senza essere turbati dall’invidia, e in modo da creare l’unità attorno a noi, per amore del Signore» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 43-44).

Credo che sia importante riflettere sull’invidia. La vita spirituale e morale non può neanche cominciare se non facciamo bene l’esame di coscienza, il quale però presuppone una seria formazione nel campo etico. Io temo che chi afferma: “non faccio peccati, non faccio niente di male a nessuno”, magari confrontandosi in modo superficiale col decalogo, possa essere invidioso e avaro, anche se non uccide e non ruba.
Il tema dell’invidia lo ritengo particolarmente rilevante perché è agli antipodi della carità. Se io amo una persona, mi rallegro per i suoi successi, per le sue affermazioni. Inoltre, penso che spesso l’invidioso sia una persona pigra, inerte. Io gli direi: invece di amareggiarti perché una persona emerge più di te, cerca di decidere di impegnarti un po’ di più, magari nello studio, nel lavoro…
Inoltre, l’invidia è legata al delicato campo del desiderio. Se io invidio chi è più bello o ricco o alto di me o ha dei capelli più belli dei miei, forse devo desumere che per me sono questi i valori più importanti. “Forse” un grande valore è la santità. Se dovessi invidiare i santi, farei meglio a impegnarmi io a convertirmi e a mirare decisamente a fare la volontà di Dio.
Infine, “forse” l’invidioso ignora la “comunione dei santi”. Se tutti siamo membra di un unico corpo (cfr. 1 Cor 12,12-30), sentirmi rivale di un’altra persona significa che dimentico che una persona, che si comporta in modo positivo, procura un vantaggio anche a me. Non credo che lo stomaco debba lamentarsi se l’esofago è in buone condizioni. “Forse” chi è invidioso manca del tutto di solidarietà.
Credo che bisogna pregare per gli invidiosi. Tra l’altro, sono terribilmente infelici!