Stasera vi offro le riflessioni donateci dal Papa stamattina. Saremo aiutati a comprendere meglio il brano del Vangelo di questa domenica e soprattutto saremo aiutati ad applicarlo alla nostra vita. Nei prossimi giorni conto di darvi ulteriori spunti sul medesimo brano.«La parabola che ascoltiamo oggi dal Vangelo (Lc 16,1-13) ci fa riflettere sull’uso dei beni materiali e, più in generale, su come stiamo amministrando il bene più prezioso di tutti, che è la nostra stessa vita.Nel racconto vediamo che un amministratore viene chiamato dal padrone a “rendere conto”. Si tratta di un’immagine che ci comunica qualcosa di importante: noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità. Un giorno saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo amministrato noi stessi, i nostri beni e le risorse della terra, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, alla società e soprattutto a chi verrà dopo di noi.L’amministratore della parabola ha cercato semplicemente il proprio guadagno e, quando arriva il giorno in cui deve rendere conto e l’amministrazione gli viene tolta, deve pensare a che cosa fare per il suo futuro. In questa situazione difficile, egli comprende che non è l’accumulo dei beni materiali il valore più importante, perché le ricchezze di questo mondo passano; e, allora, si fa venire un’idea brillante: chiama i debitori e “taglia” i loro debiti, rinunciando quindi alla parte che sarebbe spettata proprio a lui. In questo modo, perde la ricchezza materiale ma guadagna degli amici, che saranno pronti ad aiutarlo e a sostenerlo.Prendendo spunto dal racconto, Gesù ci esorta: “Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne” (v. 9).Infatti, l’amministratore della parabola, pur nella gestione della disonesta ricchezza di questo mondo, riesce a trovare un modo per farsi degli amici, uscendo dalla solitudine del proprio egoismo; tanto più noi, che siamo discepoli e viviamo nella luce del Vangelo, dobbiamo usare i beni del mondo e la nostra stessa vita pensando alla ricchezza vera, che è l’amicizia con il Signore e con i fratelli.Carissimi, la parabola ci invita a chiederci: come stiamo amministrando i beni materiali, le risorse della terra e la nostra stessa vita che Dio ci ha affidato? Possiamo seguire il criterio dell’egoismo, mettendo la ricchezza al primo posto e pensando solo a noi stessi; ma questo ci isola dagli altri e sparge il veleno di una competizione che spesso genera conflitti. Oppure possiamo riconoscere tutto ciò che abbiamo come dono di Dio da amministrare, e usarlo come strumento di condivisione, per creare reti di amicizia e solidarietà, per edificare il bene, per costruire un mondo più giusto, più equo e più fraterno.Preghiamo la Vergine Santa, perché interceda per noi e ci aiuti ad amministrare bene ciò che il Signore ci affida, con giustizia e responsabilità» (LEONE XIV, Angelus, 21-9-2025).Mi pare evidente che siamo chiamati a una scelta. Della mia vita, dei miei beni sono padrone o amministratore? Devo rendere conto agli altri, allo stato, al prossimo o anzitutto a Dio? Mi sembra evidente il collegamento con Mt 25,14-30, che ovviamene vi esorto vivamente a leggere e a meditare. Io vedo una forte somiglianza anche con un’altra parabola: Mt 21,33-46. Se a qualcuno ciò non è chiaro, resto sempre disponibile a rispondere a eventuali domande.Voglio anche sottolineare che questa persona, pur disonesta, riesce a passare da una situazione di totale egoismo e solitudine al saper creare alcune buone relazioni. Il Vangelo (il v. 9) afferma che riesce a creare vincoli di amicizia.