Pensiero serale 19-09-2026

Stasera vi spedisco il commento al Vangelo di questa domenica (Mt 20,1-16). Gesù ci dona una parabola che umanamente ci può trovare piuttosto dissenzienti. Vi esorto a meditarla alla luce della Prima Lettura (Is 55,6-9).

Lectio Divina

«Dio non fa calcoli

Lettura
Inserita nella sezione narrativa che accompagna il cammino di Gesù verso Gerusalemme, la parabola dei lavoratori nella vigna mette deliberatamente in crisi il senso umano di giustizia distributiva. Il padrone agisce nel rispetto del contratto, ma esercita una libertà che eccede la logica meritocratica. Il detto conclusivo “gli ultimi saranno primi” funge da avvertimento per la comunità: l’appartenenza al Regno non si fonda su diritti acquisiti. Inoltre, la parabola riflette una tensione reale nelle prime comunità cristiane tra i “primi chiamati” e i nuovi arrivati, rileggendo tale conflitto alla luce della grazia.

Meditazione
“Non posso fare delle mie cose quello che voglio?”. Un’affermazione che ripetiamo tante volte anche noi, per sottolineare la nostra libertà, l’esigenza di indipendenza o perfino per giustificare le nostre fragilità. Ma, nel contesto di questa parabola, un po’ ci spiazza. Se rivolta a noi, “operai della prima ora”, potrebbe emergere tutto il nostro fanatismo: io sono stato più fedele, ho fatto più sacrifici, mi sono impegnato di più, gli altri non sanno far nulla e godono solo del mio lavoro. La parabola degli “operai dell’ultima ora” ci parla non solo della generosità di Dio, ma ancor più della sua grande libertà nel gestire questa generosità, che è rivolta sia a chi ha “sopportato il peso della giornata e il caldo”, sia a chi ha “lavorato un’ora soltanto”. Il vangelo ci sta chiedendo se preferiamo un Dio che usa giustizia secondo i nostri criteri personali, oppure un Dio infinitamente buono e che salva ̶ dà la possibilità di vivere ̶ anche a chi arriva all’ultimo minuto. Un Dio che ci dona la possibilità di amare nonostante i nostri ritardi o le nostre perdite di tempo. Un Dio che ci viene a cercare anche quando noi tante volte siamo occupati a fare altro, o non ci facciamo trovare. Un Dio che va al di là di ogni nostra pigrizia. Un Dio che esce anche quando sa che la giornata ̶ la mia vita ̶ ha le ore contate. Un Dio che ci fa sentire indispensabili quando tutti gli altri ci hanno fatto sentire inutili e messi da parte. Un Dio che mi ridona dignità e mi fa sentire apprezzato non per un’ora soltanto. Un Dio che non ragiona in termini del “troppo tardi” o del “tempo scaduto”, ma sa che fin quando c’è un po’ di luce c’è sempre tempo per accogliere la chiamata. Se accogliamo questo Dio nella nostra vita, allora non lo vedremo come un “ingiusto”, ma certamente come un infaticabile generoso. E per tutti la vita sarà semplicemente più bella!

Preghiera:
Vergine Madre, ispiraci fiducia in Dio e insegnaci a trattare le realtà del mondo con vivo senso di responsabilità cristiana. Guidaci e sostienici perché viviamo sempre come autentici figli e figlie della Chiesa di tuo Figlio e possiamo contribuire a stabilire sulla terra la civiltà della verità e dell’amore, secondo il desiderio di Dio e per la sua gloria. Amen (san Giovanni Paolo II).

Agire:
Scelgo di non confrontarmi con nessuno e ringrazio il buon Dio per tutte le volte che è venuto a cercarmi» (RICCARDO TACCARDI, Dio non fa calcoli, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 169-170).

Domani continuerò ancora a riflettere su questo passo del Vangelo. Adesso mi limito a segnalarvi due punti.

Da vari anni prima sul sito della parrocchia di Battipaglia e da un anno sul sito della parrocchia di Eboli presento ogni settimana un testo per l’adorazione eucaristica e do la possibilità di meditare sui commenti che ci hanno donato soprattutto papa Benedetto, papa Francesco e papa Leone sul brano del Vangelo della domenica successiva. Chi vuole, farà bene a visitare il sito. Giovedì scorso, grazie a papa Prevost, abbiamo interpretato questa parabola nell’ottica della speranza.

Mi rendo conto che la disoccupazione è un grosso dramma a livello personale, familiare e sociale. Resto, però, del parere che, anche alla luce del Vangelo di questa domenica, il rischio molto serio è quello della disoccupazione a livello ecclesiale e spirituale. Ognuno faccia un bell’esame di coscienza. Voglio precisare. Qui non si tratta di rispondere: “io recito tante belle preghiere e cerco di non fare peccati”, ma io come cresco nella carità, nell’apostolato? Come questa carità si concretizza nel servizio nella mia parrocchia? Se i coniugi non testimoniano il loro impegno in quanto sposi in parrocchia, poi non mi meraviglio del fatto che i loro figli hanno difficoltà a capire cos’è il servizio nella Chiesa. E poi è lecito meravigliarsi per il calo tristissimo del numero dei seminaristi nella nostra diocesi (e purtroppo anche in tante altre)?