Pensiero serale 18-12-2025

Oggi abbiamo il grande dono di poter meditare sulla figura di san Giuseppe. Il commento di padre Vanhoye mi sembra molto utile.

«Nel brano del Vangelo di Matteo vediamo l’adempiersi della profezia di Geremia: “Ecco verranno giorni ̶ oracolo del Signore: ̶ nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto”. Giuseppe, figlio di Davide, riceve l’annuncio di questa nascita, che anche Isaia aveva predetto proclamando: “Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14).

Nello stesso tempo però vediamo come il compimento di tale evento, preparato già da lungo tempo, comporti il dramma personale, molto doloroso di Giuseppe. Egli pensa di dover rinunciare al matrimonio con Maria, che costituiva la gioia della sua vita, ed è pronto a fare questo sacrificio, che gli sembra corrispondere alla volontà di Dio.

Qui possiamo notare come i grandi doni di Dio di solito siano preceduti da grandi prove. Il Signore deve dilatare il nostro cuore per poterlo riempire del suo dono, che è troppo grande per noi. Cosi Giuseppe viene preparato da questo suo sacrificio a ricevere una grazia straordinaria, che non è soltanto per lui, ma per tutti gli uomini: quella di fare da padre al Salvatore del mondo, a Gesù, che “salverà il suo popolo dai suoi peccati”. E nello stesso tempo viene preparato a vivere, nella gioia profonda e nella castità perfetta, un’unione spirituale, profonda con Maria.

Possiamo ammirare la forza d’animo e la docilità di Giuseppe. Egli, essendo giusto, decide di rinunciare a Maria, ma senza denunciarla e provocare così uno scandalo; accetta il sacrificio nel silenzio. Questo è certamente un segno della sua grande forza d’animo.

Ma quello che impressiona ancora di più in lui è la docilità alla parola del Signore. Di solito capita che, quando dobbiamo fare un sacrificio, la nostra mente si irrigidisce, il nostro cuore si chiude. Giuseppe, invece, all’annuncio dell’angelo, non si chiude in se stesso, ma è pronto a fare il sacrificio e, secondo il racconto di Matteo, è anche deciso a rimanere aperto alla parola di Dio. L’angelo mandato dal Signore trova in lui una persona aperta, a cui può rivelare le grandi promesse di Dio, offrendogli senza dubbio la gioia più grande della sua vita.

Chiediamo al Signore la grazia di poter essere anche noi al tempo stesso forti nelle prove della vita e aperti ai disegni di Dio, che sono sempre più belli di quanto noi possiamo immaginare. Dobbiamo essere certi che, quando Dio sembra chiederci una cosa che ci costa, ci sta preparando grandi grazie» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 43-45).

Certamente la vocazione di san Giuseppe è del tutto fuori dal comune, però da questo commento siamo aiutarti almeno a cercare di imitare il suo esempio per attuarlo nella nostra esistenza. Siamo chiamati a discernere come Dio agisce nella nostra storia, anche nel nostro buio, nella nostra sofferenza. Anche e soprattutto quando non ci è dato capire, dobbiamo essere certi che Dio non ci abbandona, che Egli è sempre presente e guida la nostra esistenza, anche se la tentazione ci fa pensare che stia accadendo proprio l’opposto. Prego perché ognuno di noi comprenda in che senso deve permettere a Dio di “dilatargli il cuore”. Ognuno sappia individuare la tentazione, evidenziata da padre Vanhoye: quando la mia mente rischia di irrigidirsi e il mio cuore di chiudersi? Resto del parere (anche per esperienza personale) che il Sacramento della Penitenza è prezioso soprattutto quando siamo chiamati ad affrontare prove dolorose. Solo se siamo fortemente e umilmente uniti a Dio, riusciamo a non crollare e ad essere fedeli.