Pensiero serale 18-09-2025

Vi spedisco il commento di padre Vanhoye alle letture della s. Messa di oggi (1 Tm 4,12-16 e Lc 7,36-50).«Paolo scrive al suo discepolo Timoteo: “Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l`imposizione delle mani da parte dei presbiteri”. Anche noi possiamo chiedere al Signore di renderci sempre più consapevoli dell’importanza del carisma dell’ordinazione sacerdotale e di averne una grande stima.Nel Vangelo, dobbiamo sottolineare un elemento che di solito viene trascurato, perché non si interpreta bene la parabola del Signore: il fatto che l’amore di Dio viene sempre prima di ogni agire dell’uomo.Il fariseo è pieno di sé, non riconosce i doni di Dio, anzi è convinto di essere lui a dare a Dio qualcosa: di fatto egli non ama Dio. Invece, la peccatrice sa di aver ricevuto molto, perché il suo debito era grande: essendo stata perdonata dal Signore, ha potuto amare molto. Questo è il senso della parabola raccontata da Gesù. Chi ama di più? Colui al quale il Signore ha perdonato di più. Perciò non è vero, come diversi commentatori dicono, che la peccatrice ottiene il perdono dei suoi molti peccati per aver amato molto, ma, al contrario, il suo amore è segno che ella ha ricevuto il grande dono di Dio, il “per-dono”.Quando la peccatrice va da Gesù e gli bagna i piedi di lacrime, poi li asciuga con i capelli e li cosparge di profumo, il fariseo pensa: “Se costui [Gesù] fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Ora Gesù non riconosce in questa donna semplicemente “una peccatrice”, ma “una peccatrice perdonata”, proprio perché constata il suo grande amore. Viene sempre prima il perdono di Dio, che ci fa capire il suo infinito amore e suscita in risposta il nostro amore. Gesù dice: “Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato”. Con ciò vuole dire che le dimostrazioni di amore riconoscente della donna peccatrice nei suoi confronti sono il segno che ella aveva già ottenuto il perdono dei suoi molti peccati.Poi Gesù afferma: “Colui al quale si perdona poco, ama poco”. Questa seconda affermazione conferma la precedente. Non siamo noi ad amare per primi, ma lo è Dio. Il nostro dovere allora è di riconoscere l’amore di Dio in tutti i doni che egli ci fa, in tutti i perdoni che ci concede. Questa è la condizione perché anche noi possiamo amare. Altrimenti siamo come il fariseo, il quale pensa di essere lui a dare a Dio qualcosa, non riconosce l’amore di Dio, e in definitiva non lo ama.Chiediamo al Signore la grazia di capire che il suo amore per noi viene prima del nostro, che la sua generosità viene prima della nostra. Nella Messa noi lo riconosciamo, quando presentiamo i doni all’altare e diciamo: “Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane …abbiamo ricevuto questo vino…”. Poiché abbiamo ricevuto questi doni della bontà di Dio, ora possiamo offrirglieli. Invece sbaglieremmo se pensassimo orgogliosamente di poter offrire noi qualcosa a Dio senza averlo prima ricevuto da lui. Il vero amore cristiano per Dio è sempre un amore riconoscente» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume III – Tempo ordinario/2, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 144-145).Siamo invitati a gioire e a stupirci per come Dio ci ama e del perché Dio ci ama. Nessun nostro peccato blocca il suo Amore per noi. Il fariseo non ha capito come Dio lo ama, non capisce chi è Gesù e sbaglia del tutto il rapporto con la donna. Chiediamoci se sbagliamo nei rapporti con i fratelli e rendiamoci conto del fatto che il problema vero non è come regolarci con chi sbaglia (è importante, ma secondario, direi: conseguenziale!), ma se abbiamo almeno iniziato a rapportarci con Dio in modo vero, cioè umile e grato. Dovremmo essere travolti dallo stupore.Applico questo al mio trasferimento. Corro il rischio di pensare che sto soffrendo e che sto dando a Dio la mia disponibilità. Invece, sto ricevendo doni incredibili da Dio che mi manda a Eboli “solo” ad annunciare quanto Egli è grande e buono e devo mettere a disposizione di tanti fratelli i tesori della sua Misericordia. Se penso alla mia stanchezza o a eventuali miei meriti (per esempio, nell’obbedire), sto rubando il mestiere a Simone il fariseo!Tutto quello che riuscirò a fare nasce solo dal suo Amore Onnipotente. E se mi rendo almeno un po’ conto di come sono un peccatore perdonato, forse capisco che devo solo dare ciò che io, senza alcun merito, ho ricevuto.In sintesi, io a Dio e ai fratelli non do nulla che non sia stato Lui a mettere nelle mie mani e nel mio cuore.