Ho pensato di soffermami ancora sulle letture della s. Messa di ieri, perché il commento, che ho letto oggi, mi è parso molto ricco di saggezza e tanto utile per la nostra vita. Avrete notato che in questo mese di novembre sto ricorrendo spesso ai commenti donatici dalle “Monache Cottolenghine”, una Congregazione fondata da san Giuseppe Cottolengo. Spero che conosciate la sua vita, caratterizzata da una carità davvero immensa. Nel commento di stasera ci sono alcuni suoi pensieri bellissimi.
«La perseveranza ci salva la vita.
Lettura
Abbiamo davanti a noi, domenica prossima, la solennità di Cristo Re dell’Universo. Poi ci avvieremo verso l’inizio dell’Avvento: stiamo per concludere questo anno liturgico. Oggi Gesù, potremmo dire, non sembra fare buoni auspici: a coloro che apprezzano “le belle pietre e i doni votivi” che ornano il Tempio di Gerusalemme, risponde che “non resterà pietra su pietra”. Proviamo a immaginare lo sconcerto di quelle persone! Ma gli esiti sono splendidi: Gesù ci assicura che non perderemo neanche un capello! Il profeta Malachìa ci parla di un giorno che “brucerà tutti i superbi e gli operatori di ingiustizia”: farà piazza pulita. Solo il Signore giudica il mondo con giustizia, ci invita a confidare il salmo responsoriale.
Meditazione
Gesù non ci presenta situazioni rosee, non fa mistero della sofferenza che accompagna chi vuole davvero credere e aderire a Lui con tutta la vita. Del resto, “tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (cfr 2Tm 3,12). Il termine greco che Luca utilizza per “perseveranza” indica la capacità di “restare sotto”, di “prendere colpi e resistere”. Gesù assicura che, anche se condotti davanti a governatori e re, anche se traditi dai parenti più cari, Egli non ci abbandonerà mai. Anzi ci darà “parola e sapienza” irresistibili per i nostri avversari. È questo che ci rende capaci di “restare sotto” la sua protezione. È proprio la perseveranza che i Santi di tutti i tempi hanno coltivato, ognuno nella sua particolare traiettoria di vita. Da essi possiamo attingere tanti esempi che ci confortano, ci animano a non temere, se abbiamo da soffrire qualcosa per il Signore, per il suo Regno. Quale uomo potrebbe mai assicurarci la sua protezione fino a “contare i capelli del nostro capo”? Solo Gesù ce lo promette, e mantiene la promessa.
Il volgere dell’anno liturgico ci invita a fissare gli occhi e il cuore in Dio, perché “passa la scena di questo mondo” (cfr 1Cor 7,31), ma il suo Amore non passerà mai.
Diceva san Giuseppe Cottolengo: “Brutta terra, bel Paradiso; è lassù che dobbiamo tenere gli occhi e il cuore; dalla terra non si deve sperare né temer niente; e se qualche volta avrete a soffrire nel mondo o contrarietà, o tribolazioni, o ingiurie, un piccolo pezzo di Paradiso vi compenserà infinitamente di tutto”.
Nella seconda lettura Paolo ci invita a “lavorare”, e un “lavoro” potrebbe essere proprio “crescere nella perseveranza” perché, secondo la parola di Gesù, sarà con essa che avremo salva la vita.
Preghiera
“Amate soltanto Iddio …e poi avanti allegramente in Domino. Non siate di cattivo umore con lui perché qualche volta ci fa stentare un poco …Il Signore vuole cuori allegri e contenti; …in Paradiso non c’è malinconia; e se abbiamo da soffrire qualche cosa, soffriamola con pace, per amore di Gesù che tanto ha sofferto per noi” (San Giuseppe Benedetto Cottolengo).
Agire:
Non perderò occasione per dare testimonianza della mia fede, con la sapienza e le parole promesse da Gesù» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, La perseveranza ci salva la vita, in Messa meditazione 2025, novembre-dicembre, pp. 146-147).