Pensiero serale 15-11-2025

Avvicinandoci alla fine dell’anno liturgico, la Chiesa ci presenta alcuni passi biblici piuttosto drammatici (Mal 3,19-20; Lc 21,5-19). Dobbiamo interpretarli bene e don Fabio di dà un grande aiuto.

« “Badate di non lasciarvi ingannare” dice Gesù ai suoi discepoli, mentre annunzia che la storia cammina verso una fase drammatica.

Ci si può infatti lasciar fuorviare quando si sente dire che “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra”. La prima cosa su cui si può equivocare è pensare che questo riguardi solo il momento della fine globale. Non è così: di quel che vediamo non resterà pietra su pietra comunque. Tutto termina. Deve terminare, e non è un’ingiustizia, è nel contratto. Non è da queste parti il punto di arrivo, ora come ora siamo nel tragitto, il traguardo è più avanti. Ma ci si può ingannare anche su altro.

Dice ancora Gesù: “Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine”. E qual è la fine? “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.

La salvezza, questa è la meta. La storia, comunque, è una storia di salvezza. Qualunque cosa accada, terremoti, carestie, pestilenze, persecuzioni e tradimenti non sono mai ciò che sembrano. Se si resta dalla parte di Cristo, sono sempre il preludio a una sua opera, diventano, per la fede, la strada della salvezza.

Certo c’è da restare perplessi, ed è del tutto normale domandarsi: ma perché deve essere questa la strada? Perché mai è necessario passare per queste tribolazioni?

Se fossimo nati per il comfort, per l’appagamento, per il piacere di capire tutto e di possedere tutto quel che desideriamo, sarebbero discorsi assurdi. Ma siamo nati per l’amore, ed è un altro paio di maniche.

La Croce di Cristo non è un incidente di percorso, ma il volto di Dio. Perché Dio si palesasse qual è, Padre di misericordia, il suo Figlio benedetto doveva mostrare la natura di quella loro misericordia, e rivelarsi quale nostro Signore patendo per amore nel suo proprio corpo tutto il male che l’uomo può produrre. Ma questo non era la fine. Era la strada per il Cielo. La Croce, diceva don Tonino Bello, è solo una collocazione provvisoria.

La fine delle cose, da Cristo in poi, non è il dolore. Il travaglio del mondo è, per l’appunto, un travaglio ossia un parto.

Ci si inganna spesso cercando una salvezza scevra dal dolore, ma non c’è parto senza sangue. Non c’è vita nuova senza la perdita della vecchia.“Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: Sono io, e: Il tempo è vicino. Non andate dietro a loro!”.

I messianismi comodi sono delle trappole. Un giovane non diventa adulto senza passare per una purificazione, un matrimonio non diventa autentico senza una tribolazione, un’amicizia non diventa vera senza perdono. Ci vogliono queste cose per riconoscere quel che è valido e su cui si può far affidamento.

A cercar Dio senza la croce c’è il rischio di trovare una croce senza Dio…Questo Vangelo ci mette sulla strada di una vita seria, che è bella proprio perché non è semplice, come le sfide autentiche. Una vita fatta per sperimentare tante volte, fra consolazioni e tribolazioni, la salvezza» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 212-214).

Mi sembra che siano alcuni punti di immenso valore su cui riflettere. Ho ben chiara la differenza tra la fine e il fine? Il fine della mia vita, delle mie scelte, corrisponde al fine dell’agire di Dio? So bene peraltro che molti davvero vivono “alla giornata”, nell’improvvisazione più totale. Ciò avviene perché spesso i genitori tutto hanno fatto tranne che educare i figli, i quali poi non sanno reagire alla cultura in cui sono immersi.

Ho ben chiaro il legame tra amore, Croce e Pasqua? Altrimenti o non spero oppure ho una visione pagana della speranza.Mi pongo seriamente una “piccola” questione: cerco di aiutare le persone che vagano senza meta, senza scopo, senza speranza? C’è il rischio che li disprezzo o li ignoro, ma non li aiuto. “Forse” una parrocchia, oltre a varie preghiere, sacramenti, novene, processioni e certificati, dovrebbe occuparsi anche di ciò. Ma mi sento “chiesa”? Io medito spesso su Gen 4,9 e vi confido che mi fa tremare.