Pensiero serale 14-01-2026

Anzitutto voglio esprimervi la mia gratitudine per come mi seguite. Alcuni di voi mi hanno chiesto chiarimenti riguardo all’ “assenza” del Salmo responsoriale.
Ribadisco che è molto importante la differenza tra la prova e la tentazione. La tentazione deriva dal demonio: vi segnalo 1 Cor 10,13.
La prova viene da Dio ed è per la nostra crescita. Per superare una prova dobbiamo fare memoria di quando abbiamo fatto esperienza dell’Amore di Dio per noi e così avremo fiducia nel Signore e rimarremo fedeli. Restando fedeli, supereremo la “prova” e così avremo un’altra “prova” (in questo caso “prova” nel senso di “conferma”, “dimostrazione”!) del suo amore!
Ecco ora il commento di padre Vanhoye alle letture di oggi (1 Sam 3,1-10.19-20; Mc 1,29-39).

«Questo Vangelo è molto ricco, e noi potremmo riflettere sulla bontà di Gesù verso i malati e sull’efficacia del suo intervento. Ma il tema più generale della Messa di oggi sembra essere quello della ricerca della volontà di Dio, a cominciare dalla Colletta di questa settimana, che dice: “Ispira nella tua paterna bontà, o Signore, i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera, perché veda ciò che deve fare e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto”.
Avere una visione chiara di ciò che si deve fare è saper discernere la volontà di Dio. Gesù stesso ce ne dà l’esempio, in una situazione poco chiara, perché è preso da tutte le parti, le persone si accalcano attorno a lui e vengono a supplicarlo di aiutarle. Tutti lo cercano; vengono condotti a lui tutti i malati e gli indemoniati, e la città intera è alla porta per approfittare dei suoi miracoli. E Gesù, senza esitare, decide: “Andiamocene altrove”. È un discernimento particolarmente difficile scegliere, quando si è pressati dalle richieste della gente, di dedicarsi a un altro ministero. Gesù capisce che non deve lasciarsi bloccare a Cafarnao; che deve predicare altrove; che questa è la sua missione.
Se cerchiamo nel Vangelo qual è l’origine di questo discernimento di Gesù e di questa sua tranquilla decisione, vediamo che egli ha pregato: al mattino presto Gesù, nonostante la fatica del giorno precedente, si alza, esce, va in un luogo deserto e lì prega.
Questo ci fa capire qual è la condizione indispensabile per ogni nostro vero discernimento: un’atmosfera abituale di unione con Dio e di preghiera, un’atmosfera che deve essere realizzata indipendentemente dai problemi che ci si presentano volta per volta. Questo vuol dire che non è nel momento stesso in cui ci si presenta un problema che noi possiamo creare questo clima di preghiera: se non ci è abituale, non lo creeremo in quel momento. Se non siamo uniti a Dio abitualmente, non siamo sulla stessa lunghezza d’onda quindi siamo incapaci di riconoscere qual è la sua volontà per quel preciso momento. Se invece siamo abitualmente “accordati” con Dio, allora, senza neppure pensarci, sceglieremo quello che il Signore desidera da noi.
Alcune volte saremo costretti a ricercare a lungo la volontà di Dio, ma, se abbiamo questo atteggiamento abituale di preghiera, lo faremo con fiducia, sapendo che il Signore certamente ci guiderà e che prima o poi ci farà conoscere la sua volontà.
La prima lettura ci fa capire che si deve fare un discernimento anche riguardo alla preghiera. Il giovane Samuele non conosceva ancora il Signore e non aveva ancora ricevuto la rivelazione della sua parola. Era necessario che il Signore lo chiamasse ripetutamente e che il ragazzo correggesse la sua spontanea interpretazione del fatto, perché alla fine potesse riconoscere la voce di Dio nella preghiera.
La lettura offre un insegnamento utile anche per noi: dobbiamo imparare a pregare il Signore, e ad ascoltarlo nella preghiera nelle diverse tappe della nostra vita. L’episodio così semplice e spontaneo del giovane Samuele, che non riconosce la voce del Signore e crede di essere chiamato dal sacerdote Eli, si ripete anche nel corso della nostra esistenza. Da bambini dobbiamo imparare a pregare e ad ascoltare il Signore, a conoscerlo e a riconoscerne la voce. Ma poi dobbiamo continuare a imparare a riconoscerla anche durante tutta la nostra esistenza, perché il Signore non parla allo stesso modo in tutte le età della nostra vita.
Quindi è nella preghiera stessa che dobbiamo esercitare il discernimento, lasciandoci condurre dal Signore e, quando siamo in difficoltà, chiedendo anche l’aiuto di persone competenti. Samuele non ha scoperto da solo il modo di ascoltare il Signore, ma si è dovuto rivolgere più volte a Eli, perché il sacerdote capisse e lo potesse guidare sulla strada giusta.
Chiediamo al Signore la grazia di essere docili alla sua chiamata e di essere capaci di discernere le sue vie, quelle che egli stesso traccia per noi» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 20-21).

Spero che stiate progredendo nell’attenzione verso la Parola di Dio e quindi potrete notare come nella Prima Lettura sono omessi alcuni versetti molto importanti (dal v. 11 al v. 18). Potrebbe essere interessante sapere cosa vi è narrato!
Immensamente importante è il v.19.
Padre Vanhoye ci fa riflettere sull’importanza del discernimento, che io vedo molto collegato anche con la direzione spirituale.
Vi confido che rifletto molto spesso su quella che chiamo “dimensione vocazionale permanente”. Cioè per me conta poco essere stato chiamato al sacerdozio più di 50 anni fa e aver risposto entrando in seminario. È molto più importante che ogni giorno, anzi ogni istante, cerco di ascoltare ciò che Egli mi dona, mi dice e mi chiede. Vi ribadisco le parole molto intense del Cardinale gesuita:

«Da bambini dobbiamo imparare a pregare e ad ascoltare il Signore, a conoscerlo e a riconoscerne la voce. Ma poi dobbiamo continuare a imparare a riconoscerla anche durante tutta la nostra esistenza, perché il Signore non parla allo stesso modo in tutte le età della nostra vita».

Del Vangelo è stupendo il v. 31. Notate la delicatezza di Gesù, che non si limita a guarire quella donna, ma la prende per mano. E lei non solo è liberata, ma li serve. Questa dev’essere la nostra esperienza di fede: liberati dal male (in senso lato!) per poter servire. Ognuno si chieda: io quale servizio posso svolgere nella Chiesa e nella società?
Infine chi può rifletta sull’immensa differenza con cui ricorre due volte il verbo “conoscere”: nella prima lettura (1 Sam 3,7) e nel Vangelo (Mc 1,34).