Pensiero serale 12-11-2025

Anche oggi ci viene offerta la possibilità di meditare di nuovo una pagina del Vangelo che ci è già stata proposta poche domeniche fa, precisamente un mese fa, lo scorso 12 ottobre. Può sembrare una ripetizione; io invece penso che meditare più volte lo stesso episodio può avere due aspetti positivi: posso di nuovo “esercitarmi” per attuare il messaggio che magari avevo solo cominciato a mettere in pratica; inoltre, soprattutto siccome si tratta di Parola non umana, ma divina, è sempre di una ricchezza inesauribile: non l’avremo mai compresa completamente. Ci saranno sempre aspetti nuovi e luci ulteriori per il nostro cammino. Ecco quindi, il commento alle letture di oggi (Sap 6,1-11; Lc 17,11-19).

«Il coraggio della gratitudine

Lettura
Oggi Gesù ci fa ammirare un lebbroso, samaritano, che vedendosi guarito torna da Lui a ringraziare. È stato guarito mentre era in cammino con gli altri nove, inviato con essi da Gesù a presentarsi ai sacerdoti. Ma questi soltanto sente il bisogno di tornare indietro “lodando Dio a gran voce”. Come ci dice la prima lettura, “il Signore provvede a tutti in egual modo”, ma siamo noi a rispondere in modo diverso: qualcuno anche con l’ingratitudine o con la pretesa. “Siete tutti figli dell’Altissimo” ribadisce il salmo. Con il coraggio di rendere grazie, oltre che “purificato”, il lebbroso diventa anche “salvato”: glielo conferma Gesù stesso, e così avviene per la sua fede. Che bello: potrebbe capitare anche a noi!

Meditazione
I dieci lebbrosi si fermano a distanza e implorano Gesù: “Abbi pietà di noi!”. Devono mantenere la distanza per via della lebbra, ma non sono impediti di gridare il loro bisogno al Signore. Questa preghiera che i lebbrosi rivolgono a Gesù ̶ “Abbi pietà di noi” ̶ secondo i Padri è la sintesi di tutto il Vangelo, perché il nome di Gesù Cristo racchiude in sé tutte le verità evangeliche. Egli invita tutti e dieci ad andare dai sacerdoti, ma non può fare a meno di rilevare il fatto che uno solo, vedendosi guarito, sia tornato a rendere grazie. Perché è così importante per il Maestro rimarcare questo fatto? Lo fa con ben tre domande incalzanti: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno all’infuori di questo straniero?”. Penso che il Signore voglia insegnarci quanto è importante ringraziare il Padre, che opera sempre, tanto più quando avviene in noi una guarigione. Ma il ringraziamento dischiude per noi una nuova possibilità: da “guariti” ci rende “salvati”. Colui che è tornato a ringraziare non è solo stato liberato dalla lebbra, ma ancor più dal suo individualismo, dalla sua autosufficienza, dalla solitudine e dall’emarginazione in cui da tempo viveva a causa della sua malattia. Ora in Gesù ha trovato il Salvatore, l’Amico che non lo abbandonerà mai, e ha ritrovato i fratelli da cui non deve più tenersi lontano, ma che può avvicinare liberamente. “In ogni cosa rendete grazie” ci dice san Paolo, “questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Ts 5,18). Il lebbroso guarito si prostra ai piedi di Gesù, ma Egli lo rialza dalla sua prostrazione: “Àlzati e va’ ”. È il verbo della Risurrezione: Gesù ci “rimette in piedi” sempre. Il miracolo più grande è la nostra fede!

Preghiera:
“E ora eccomi pellegrino recitando, senza posa la preghiera di Gesù che mi è più cara e più dolce di ogni altra cosa al mondo …Non ho che un bisogno solo: recitare senza posa la preghiera, e quando lo faccio divento allegro. Dio sa che cosa si compie in me …Aspetto l’ora di Dio” (dai “Racconti di un pellegrino russo”).

Agire:
Offro oggi a Gesù la mia “lebbra”, ciò che mi opprime e mi pesa sul cuore isolandomi da Lui e dagli altri, con queste parole: Gesù, abbi pieta di me!”» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, Il coraggio della gratitudine, in Messa meditazione 2025, novembre-dicembre, pp. 119-120).

Ci vengono donati vari spunti per la riflessione e soprattutto per vedere come concretizzare la luce che il Signore ci dona.
C’è un cenno molto bello al “trovare” e al “ritrovare”. Io lo vedo come una conferma del rapporto inscindibile tra dimensione verticale (verso Dio) e orizzontale (verso i fratelli).
Ognuno si chieda: io da cosa devo essere ancora liberato? Non dimentichiamo che l’essere liberati “da” è solo la prima tappa. Poi conta molto di più l’essere liberati “per”. In altre parole, qual è l’obiettivo della mia libertà? Qual è la meta del mio cammino di uomo libero, anzi “liberato”? Mi chiedo mai quale scopo, quale disegno il Signore ha pensato per me?
Mi ha colpito molto il fatto che i lebbrosi rivolgono a Gesù (Lc 17,13) la stessa preghiera che leggiamo in Lc 18,13.
Infine, vi segnalo la bellezza del titolo della meditazione, e anche la “Preghiera” e l’ “Agire”.