Vi spedisco il commento di padre Vanhoye alle letture della s. Messa di oggi (1Sam 1,1-8; Sal 116; Mc 1,14-20).
«La prima lettura ci presenta la storia di Anna, che comincia male, nella sofferenza. Anna è una donna infelice, perché è sterile, e il suo avvenire si annuncia oscuro e triste. Per di più, la sua rivale, Peninnà, la disprezza, e ciò la sconforta. Eppure questo è per Anna l’inizio di una vita felice, feconda. Il Signore la guarda con compassione. Non ha forse detto Gesù: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati” (Mt 5,4)?
Un inizio infelice non deve mai essere causa di disperazione, ma piuttosto di speranza, perché Dio può, anzi vuole, trasformare questa situazione, se guardiamo a lui con fiducia. La sterilità di Anna diventa fecondità, la sofferenza gioia. Questo è il modo ordinario di agire di Dio, che permette le sofferenze solo per dare beni maggiori.
Del Vangelo prendiamo in considerazione le parole con cui Gesù inizia il suo ministero: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. Erano parole che il popolo ebreo aspettava da molto tempo. Il popolo attendeva il regno di Dio, cioè la vittoria sui romani, l’indipendenza, la pace, la prosperità. Gesù però non afferma che il regno di Dio è già arrivato, ma che è vicino; e non parla di battaglie e di vittorie, ma di conversione e di fede.
Egli dice infatti: “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Chi accoglie le sue parole, si avvicina ed entra nel regno di Dio; invece, chi non si converte, cioè non si volge verso Dio, ma conserva le proprie idee sul Regno, è deluso e rimane lontano da esso.
Anche per noi è lo stesso. Spesso ci facciamo un’idea sbagliata del regno di Dio: esso dovrebbe essere costituito da tutto ciò che ci piace, dalla facile vittoria su tutte le avversità, da tutte le soddisfazioni che desideriamo avere. Ma Gesù ci dice che, se ragioniamo così, sbagliamo, perché il regno di Dio non è di questo genere. Paolo afferma: “Il regno di Dio non è cibo o bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17).
Per entrare in questo Regno, che è vicino ̶ e tutti possono entrarvi, poiché è già qui, e la porta è aperta ̶ , occorre sempre convertirsi e credere. Se crediamo che il regno di Dio è vicino e che possiamo entrarvi, allora vi entreremo realmente. E anche nelle persecuzioni, nelle contraddizioni e nelle tribolazioni della nostra vita troveremo il “regno di Dio”, una felicità speciale, la pace, la gioia e la carità, che sono i doni dello Spirito Santo.
Ogni anno, dopo il Natale, possiamo riconoscere che il regno di Dio si è fatto più vicino a noi; che la nostra fede è stata incoraggiata; che Gesù si è mostrato più da vicino nostro fratello; e che quindi siamo spinti con più forza a convertirci e a credere. Allora abbiamo in noi il regno di Dio, cioè la carità, la gioia e la pace.
Niente può impedirci di entrare in questo regno. Certo, non ne vediamo ancora la piena manifestazione, ma si tratta realmente del regno di Dio, che si dilata dentro di noi e ci dà gioia» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 12-14).
Forse sarebbe bene meditare anche Rm 8,28-39, in particolare due frasi:
«Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (8,28).
«Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati» (8,37).
Auguro a ognuno di riflettere su questo punto essenziale: l’invito alla conversione. Così il nostro cuore sarà guarito dal Signore e vivremo in vera sintonia col suo progetto, con la sua iniziativa. Tutto questo è sempre dono dello Spirito Santo, ma a noi è chiesto di essere umili e disponibili, soprattutto progredendo ogni giorno nella virtù della speranza.