Pensiero serale 10-11-2025

Sono consapevole di ripetermi, ma anche stasera vi esorto a leggere e a meditare anzitutto la Parola della s. Messa del giorno (Sap 1,1-7; Lc 17,1-6) e solo successivamente a soffermarvi a lungo sul commento che vi propongo. Infine, dovrebbe esserci il lavoro più impegnativo: confrontare a lungo, nel silenzio, il vostro cuore e la vostra vita con ciò che il Signore vi suggerisce nella profondità della vostra anima. Ovviamente il tutto è opera dello Spirito Santo che, come sempre, è onnipotente, ma chiede il nostro consenso (cfr. Lc 1,26-38). Voglio anche aggiungere che il Salmo Responsoriale di oggi (138) è talmente bello che non riesco a trovare aggettivi per dirvi cosa ne penso.

«Disporsi alla Presenza di Dio

Lettura

La liturgia di oggi ci propone l’inizio del Libro della Sapienza, testo profondamente antropologico, ma non per questo meno teologico, che si concentra sulla caratterizzazione del giusto / sapiente e dell’empio / stolto. In questa prospettiva l’uomo trova la sua felicità nella ricerca sincera di Dio e del bene, nella coerenza di vita, nella trasparenza dell’anima che si riflette nei gesti del corpo.

Il brano di Luca si spinge oltre l’antropologia ebraica del I secolo a.C. e introduce le categorie di “scandalo” e di perdono”. Ciò che ricapitola e dà il senso ultimo alla vita umana è in definitiva la “fede” che si esprime nella carità, la cui misura non riguarda la quantità, ma la qualità, non la grandezza delle opere, ma la schiettezza della vita.

Meditazione

I primi sei versetti del capitolo 17 del Vangelo di Luca esprimono in modo estremamente sintetico addirittura tre tematiche diverse: lo scandalo, il perdono, la fede. Una chiave di lettura possibile per cercare di comprenderne il messaggio, nell’intento dell`Evangelista, è quella relazionale: si può causare lo scandalo o esserne traumatizzati, aver motivo di chiedere perdono o di perdonare, obbedire o dare un comando. Da qualunque prospettiva la si consideri è evidente che ogni scelta non è priva di ripercussioni sull’altro o sugli altri soggetti della relazione. Ecco perché è necessario prendere consapevolezza che la condizione di possibilità ineludibile per una decisione matura e responsabile è il vivere l’attimo presente alla presenza di Dio: “State attenti a voi stessi!”, e di conseguenza la preghiera: “Accresci in noi la fede!”. Prestare attenzione a se stessi è indice di grande maturità affettiva ed effettiva, di capacità di giudizio e responsabilità, e frutto di una conoscenza di sé che passa attraverso un esercizio costante della consapevolezza. Per far questo occorre reimmettere nella nostra vita una disciplina di silenzio e di ascolto  ̶  di noi stessi come della Parola  ̶  affinché il nostro agire non sia semplicemente in reazione alle sollecitazioni esterne, bensì risultato di un “discernimento in situazione”, che fa appello a tutte le facoltà dell`anima: memoria, intelletto, volontà. E siccome in questo lavoro interiore ci rendiamo conto di non bastare a noi stessi, ecco che, come per i discepoli di duemila anni fa, anche in noi sorge la fondamentale invocazione al Signore di donarci una fede più forte e più vera, capace di superare gli scandali come di perdonare il male patito.

Preghiera:

“Fa’ ch’io creda, o Signore, nel potere del Tuo amore. Come incenso sale già il mio grazie per le cose che farai. Fa’ ch’io veda, o Signore, il potere del Tuo nome, che ogni uomo creda in Te. Tu sei Cristo e nei cuori regnerai, il Figlio di Dio Tu sei, il mio Signore Tu sei” (Canto “Fa` ch’io creda”, RnS).

Agire:

Osservando almeno un quarto d’ora di silenzio, cerco di ascoltare me stesso alla luce della Parola che risuona oggi in modo particolare nel mio cuore» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, Disporsi alla Presenza di Dio, in Messa meditazione 2025, novembre-dicembre, pp. 107-108).

Mi limito a sottolineare due punti: l’importanza della maturità affettiva ed effettiva e la differenza abissale tra la “reazione alle sollecitazioni esterne”, e il “discernimento in situazione, che fa appello a tutte le facoltà dell`anima”.

Solo all’interno di tale cammino, possiamo capire la grandezza del perdono, senza il quale c’è tutto, tranne la vita cristiana.