Pensiero serale 11-11-2025

Oggi possiamo meditare la stessa pagina del Vangelo dello scorso 5 ottobre, domenica.

«Siamo servi “gratuiti”

Lettura
Oggi Gesù ci fa riflettere sul nostro atteggiamento quando abbiamo anche solo una piccola dose di potere: ci mettiamo dalla parte del padrone o del servo? Il Signore conosce molto bene le profondità e le ambiguità del nostro cuore: per natura, quando intravvede una possibilità di privilegio o di forza, esso non se la lascia scappare, anzi ne vuole approfittare. E Gesù il Servo per eccellenza, e solo da Lui noi possiamo imparare a non assecondare le manie di grandezza e di successo per scegliere di servire gratuitamente. Se faremo questo, Dio ci troverà “degni di sé” come ci insegna la prima lettura; allora ci glorieremo solo nel Signore e “lo benediremo in ogni tempo”, secondo l’invito del salmista.

Meditazione
L’aggettivo greco qui utilizzato per definire i servi non ha valore negativo, come a prima vista potrebbe sembrare: significa “privo di utilità, di necessità economica”; sta quindi a indicare la libertà del servo che si mette a servizio senza aspettarsi un tornaconto, nell’assoluta gratuità. Viene forse spontaneo ricordare quell’altro brano in cui Gesù stimola i suoi ascoltatori a non invitare, in occasione di banchetti, gente abbiente, capace a sua volta di ricambiare l’invito, ma proprio “storpi, ciechi, zoppi”, cioè gente che non potrà mai contraccambiare: “Sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti” (Lc 14,14). Solo che noi, anche soltanto per un mazzo di chiavi in mano, rischiamo di sentirci un gradino più in alto, di valere più dei nostri fratelli: e questo potere, per quanto limitato, lo facciamo pesare. Gesù è venuto a liberarci anche da queste insidie del cuore, su cui oggi ci chiede di vigilare: metterci dalla parte del servo ci libera da tante contraffazioni della libertà, dagli autoritarismi, da forme di privilegio che ci impoveriscono e falsano la nostra autentica chiamata. Quando abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto di fare, non presumiamo di valere di più, di essere migliori degli altri, non assurgiamo a giudici dell’operato altrui, pronti magari a gridare allo scandalo se vediamo comportamenti sbagliati. Proviamo invece a imitare Gesù, che da ricco che era si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (cfr. 2Cor 8,9). Disporci al servizio ci fa pregustare la gioia di regnare, perché nel compimento del Regno di Dio “i ricchi e i potenti saranno rovesciati dai loro troni, e gli umili saranno innalzati” (cfr. Lc 1,52-53).

Preghiera:
Signore, guardando a te imparo a servire senza pretendere nulla in cambio: tu mi liberi dal potere, mi liberi per servire. Sì, “io sono tuo servo, figlio della tua schiava; tu hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome del Signore” (Sal 116,16-17).

Agire:
Oggi provo a considerare i miei “ambiti di potere”; ne scelgo uno che cerco di vivere con spirito evangelico. Mi chiedo: “Cosa farebbe Gesù? E come?”» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, Siamo servi “gratuiti”, in Messa meditazione 2025, novembre-dicembre, pp. 113-114).

Siamo invitati a effettuare una verifica molto delicata sulla nostra vera libertà, su quelle che vengono definite “insidie del cuore” e “contraffazioni della libertà”. In fin dei conti, conta poco il ruolo che siamo chiamati a ricoprire; sono importanti, invece, la motivazione, la purezza, la generosità con cui davvero ci mettiamo liberamente al servizio del Signore e dei fratelli.
Sono bellissime le domande che ci vengono proposte nell’ “Agire”.