Vi spedisco il commento di padre Vanhoye alle letture della s. Messa di oggi (Os 14,2-10; Mt 10,16-23).
«Oggi leggiamo la fine del libro del profeta Osea. I primi versetti invitano Israele a tornare al Signore e gli suggeriscono le parole da dire al Signore. Poi Dio stesso prende la parola e fa stupende promesse di amore e di intimità: “Li amerò profondamente […]. Sarò come rugiada per Israele”.
Nel Vangelo, Gesù non promette una vita facile ai suoi discepoli, anzi pone davanti ai loro occhi un quadro spaventoso di prove, persecuzioni e tradimenti. Il mondo non accetta il messaggio di Cristo, perché esso esige una conversione profonda. Tuttavia una promessa di Gesù ci dà fiducia: “Quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”. Con questa promessa Gesù assicura, anche nelle prove, un’intimità con Dio che è per noi fonte di profonda gioia e della quale niente e nessuno ci può privare. Pertanto, nelle piccole o nelle grandi difficoltà della nostra vita, siamo invitati ad abbandonarci con fiducia allo Spirito Santo, che è la presenza viva di Dio in noi. Dobbiamo abbandonarci a lui come docili strumenti ai quali egli ispira pensieri, parole e azioni. Non dobbiamo pensare a interventi straordinari dello Spirito, ma desiderare di essere sempre più docili a questo divino maestro interiore. È una grande realtà quella che Gesù ci promette, e noi dobbiamo pregare per averne non soltanto una comprensione intellettuale, ma anche un’esperienza viva, gioiosa, trasformante» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, p. 256).
Siamo esortati a vivere in costante e profonda sintonia con lo Spirito Santo. Gesù non garantisce ai suoi discepoli una vita tranquilla, ma ci spinge a essere apostoli e a testimoniarlo con coraggio.Mi colpisce molto il riferimento non proprio gioioso alla famiglia. Io l’ho interpretato nel senso che non bisogna assolutizzare nessun affetto terreno (cfr. Lc 9,57-62). Inoltre siamo invitati a non preoccuparci (vi consiglio di meditare anche i seguenti passi: Mt 6,31; 10,19; 13,22; Lc 10,41; 1Cor 7,32-34).