Pensiero serale 09-12-2025

Nelle letture della s, Messa di oggi (Is 40,1-11; Mt 18,12-14) ci sono importanti riferimenti a due temi: il deserto e il pastore. Perciò ho pensato di affidare alla vostra riflessione due brani di papa Benedetto. Li ho tratti da due omelie pronunciate in occasioni molto rilevanti. Il primo brano è contenuto nell’omelia pronunciata durante la s. Messa celebrata in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.

«In questi decenni è avanzata una “desertificazione” spirituale. Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del Concilio lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. È il vuoto che si è diffuso. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne» (BENEDETTO XVI, Omelia, 11-10-2012).

Questo secondo brano è tratto dall’omelia pronunciata in occasione dell’inizio del “ministero petrino” (pochi giorni dopo la sua elezione).

«La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore: per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto. E vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi. Perciò i tesori della terra non sono più al servizio dell’edificazione del giardino di Dio, nel quale tutti possano vivere, ma sono asserviti alle potenze dello sfruttamento e della distruzione. La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza» (BENEDETTO XVI, Omelia, 24-4-2005).

Sono temi molto forti. Ci sono persone che per mille motivi tendono a isolarsi. Ogni persona (e non solo i pastori, cioè i vescovi e i sacerdoti), che abbia capito e fatto esperienza dell’Amore, non può non sentire il grande compito di avvicinarsi a queste situazioni di grande sofferenza. Ognuno si verifichi se si limita a giudicare, magari con constatazioni semplicemente sociologiche, o piuttosto è impegnato nella vera carità.

Lo scorso 15 novembre vi ho segnalato Gen 4,9. È opportuno ogni tanto tornarvi per un piccolo esame di coscienza.