Certamente alcuni di voi ricorderanno che la pagina del Vangelo di oggi è la stessa dello scorso 21 settembre. Quindi, chi vorrà approfondirla potrà tornare a ciò che vi ho spedito in quei giorni. Stasera vi do un altro commento, che ci spinge a riflettere su due grandi temi: il discernimento e la tentazione. Su questi argomenti enormi vi segnalo un libro davvero ottimo: FAUSTI SILVANO, Occasione o tentazione? Scuola pratica per discernere e decidere, Àncora, Milano 1997. Vi consiglio anche il cap. XI del mio Manuale.
«So io che cosa farò
Lettura
C’è una “scaltrezza buona” che ci spinge ad approfittare dei talenti ricevuti e delle situazioni contingenti. Come quella dell’apostolo Paolo, che approfitta della sua conoscenza delle Scritture quando “annuncia il Vangelo ai Giudei”, e della sua cittadinanza romana quando si tratta i “predicare ai gentili”. Conscio della sua vocazione apostolica, “si fa un punto di onore” andando presso quanti non conoscono ancora il Cristo, sfruttando così la freschezza di coloro ai quali porta l’annuncio, rendendoli testimoni della “vittoria di Dio”. Allo stesso modo, l’ “amministratore disonesto” della parabola lucana è lodato dal padrone per aver saputo agire a proprio vantaggio nella situazione precaria in cui era venuto a trovarsi, approfittando del suo ruolo.
Meditazione
Il capitolo 16 del Vangelo di Luca si apre con una parabola in cui sembrerebbe quasi irriverente riferire a Dio il personaggio del padrone, a motivo della lode che questi rivolge al suo amministratore scaltro e disonesto. Soffermiamo dunque la nostra attenzione sulla virtù della scaltrezza come la tratteggia Gesù in questa narrazione parabolica.
In una situazione difficile, per la quale vede compromessa la propria stabilità economica per il futuro, quest`uomo è stato pronto a volgere in proprio favore una condizione personale e relazionale spiacevole e scomoda quale quella di essere l’esattore dei crediti per conto del proprio datore di lavoro. Alcuni commentatori sostengono che costui, modificando le ricevute dei debitori, non abbia in effetti “rubato al padrone”, quanto invece “restituito ad essi”, facendo figurare come pagato un prezzo superiore a quello effettivo, rinunciando così alle “creste” che vi aveva precedentemente aggiunto per trattenersi la differenza a proprio guadagno. Al di là della vicenda in senso letterale, cogliamo qui l’invito del Signore a imparare l’arte del “discernimento in situazione”, cioè il saper valutare pensieri e sentimenti, mozioni interiori e azioni concrete, nell’ordine della bontà o della malvagità, dello spirito vivificante o mortificante. Come non ce una ricetta prescritta e sempre valida avanti alle grandi scelte che coinvolgono il proprio stato di vita, così nemmeno le difficoltà quotidiane e contingenti sono risolvibili applicando schemi predefiniti sempre uguali. Ecco, la scaltrezza lodata dal padrone altro non è che la capacità di tirarsi fuori dai guai, di ordine materiale ma anche spirituale, come il saper trasformare la tentazione di peccato in occasione di crescita.
Preghiera:
Signore, infondi in me il tuo Spirito: “spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”, così ché io sappia discernere il vero dal falso, ciò che porta alla vita da ciò che mi fa morire dentro, e compia in tutto la tua volontà. Amen.
Agire:
Cercherò di applicare l’arte del discernimento nelle tentazioni, per trasformarle in occasione di crescita umana e spirituale» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, So io che cosa farò, in Messa meditazione 2025, novembre-dicembre, pp. 86-87).