Pensiero serale 05-12-2025

Non è facile cogliere il vero significato dei miracoli di Gesù. Padre Vanhoye nel commento di oggi alle letture (Is 29,17-24; Mt 9,27-31) ci aiuta a comprendere il nesso tra guarigione fisica e vita interiore, sottolineando il rapporto tra gli occhi e il cuore. Così capiamo meglio anche il cammino di purificazione che il Signore desidera da noi in particolare in questo periodo di Avvento.

«Nella prima lettura, il profeta Isaia predice che, “liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno”. E nell’episodio evangelico di oggi Gesù realizza questa promessa divina con la guarigione di due ciechi. Egli li restituisce alla vita normale, ed essi possono vivere liberamente nel mondo creato da Dio contemplandone le bellezze.

Ma l’opera di Gesù è più profonda di una guarigione fisica: suscita la fede. “Gesù disse loro: Credete che io possa fare questo? Gli risposero: Sì, o Signore! Allora toccò loro gli occhi e disse: Avvenga per voi secondo la vostra fede”. È la fede dunque che apre gli occhi ai due ciechi.

Ed è anche importante che gli occhi dei ciechi si aprano alla fede per poter contemplare le bellezze di Dio. “Il Signore è mia luce”. dice il salmo responsoriale, e noi dobbiamo chiedere al Signore che illumini i nostri occhi e rinnovi la nostra fede perché possiamo vedere la sua azione in mezzo a noi e glorificarlo.

È la fede che apre gli occhi, ed è la misericordia di Gesù, cioè il movimento del suo cuore verso i miseri, che lo spinge a compiere il miracolo.

La liturgia di oggi ci fa vedere la relazione che c’è tra occhi e cuore. Noi abbiamo bisogno del cuore per vedere, perché vediamo soltanto le cose alle quali è rivolto il nostro cuore, mentre siamo ciechi per le cose verso le quali esso non è rivolto. Quante volte il nostro cuore, chiuso per vari motivi, ci chiude anche gli occhi! Guidati dall’orgoglio, dall’egoismo, vediamo soltanto i torti subiti, vediamo soltanto i difetti degli altri e non le loro qualità positive. Siamo ciechi, perché il nostro cuore non si è convertito e ha bisogno di essere guarito. Per questo Gesù proclama: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8).

Chiediamo al Signore che metta in noi il suo cuore, che è aperto ai poveri, agli umili, ai bisognosi, perché possiamo collaborare con lui nella sua opera di amore e di giustizia» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 23-24).

Io penso che la seguente sia una delle frasi più belle che ci ha donato papa Francesco: «La fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere» (Lumen Fidei 19).

Chiediamo il grande dono di guardare come guarda Gesù, di avere lo sguardo di Gesù. Così vivremo meglio due grandi compiti: la castità e il perdono.