Pensiero serale 04-09-2026

I temi, su cui il Vangelo di oggi (Lc 5,33-39) ci induce a riflettere, sono diversi: l’immagine nuziale, il digiuno, la novità del messaggio di Gesù. Il commento, che vi spedisco, ci sarà utile.

Lectio Divina
«Smetti di rattoppare: lascia entrare il nuovo

Lettura
Il brano odierno si colloca nel contesto delle controversie tra Gesù e i farisei, affrontando il tema del digiuno e, più in profondità, della novità del suo messaggio. Alla domanda sul perché i suoi discepoli non digiunino, Gesù risponde con l’immagine nuziale: la sua presenza inaugura un tempo di gioia, incompatibile con le pratiche giudaiche tradizionali. Le parabole del vestito nuovo e del vino nuovo indicano l’inadeguatezza delle categorie antiche a racchiudere la novità del Regno.

Meditazione
Perché i discepoli di Gesù non digiunano? La vita ha bisogno di novità per non invecchiare, per non morire di noia e di tristezza. Ed ecco allora che il Maestro presenta tale novità rivestendosi da Sposo. Attorno a Lui tutto cambia tono: non è più il tempo della tristezza, ma quello della festa. È come quando nella vita arriva qualcosa di inatteso e bello, e ti accorgi che certe abitudini non bastano più, non hanno più lo stesso senso. Gesù è lo sposo! La sua presenza tra noi non è una toppa che “sistema” uno strappo. Egli non è venuto ad aggiustare un’umanità guasta. Le sue parole, la sua stessa vita diventano quasi un invito dolce, gustoso e inebriante come il vino novello. Il suo Vangelo è fermento di novità e gioia di amore vero, amore nuziale, che chiede spazio di accoglienza. Chiede il primato del cuore. Ma proprio qui nasce la resistenza: siamo legati ai nostri “otri vecchi”, alle “sicurezze”, ai modi di pensare che conosciamo bene. Anche quando sono stretti, anche quando non reggono più la vita che cresce dentro. Scegliere il compromesso o abbassare la guardia nelle nostre scelte e sotto i nostri passi vuol dire vivere male o, peggio, non vivere. E non c’è digiuno che tenga, quando ci ammaliamo di “anoressia di gioia”. La proposta di Gesù è esigente, ma al tempo stesso liberante e motivante per una vita nuova, piena di senso. Siamo tuttavia convinti che diventare “otri nuovi” non è immediato: è un lavoro lento, interiore. È lasciare che qualcosa in noi si allarghi, si renda più disponibile, più capace di accogliere. È fidarsi che questo Vino Nuovo non distrugge, ma rinnova. E alla fine resta quella frase, quasi sussurrata: “il vino vecchio è migliore”. È la voce della nostra paura di cambiare. Ma il Vangelo continua a stare lì, come una promessa discreta: c’è una gioia più viva, un gusto più pieno, che aspetta solo di essere accolto.

Preghiera:
«Quando ci coglie il sospetto che il vino nuovo rompa gli otri vecchi, donaci l’avvedutezza di sostituire i contenitori. Quando prevale in noi il fascino dello “status quo”, rendici tanto risoluti da abbandonare gli accampamenti. Se accusiamo cadute di tensione, accendi nel nostro cuore il coraggio dei passi. E facci comprendere che la chiusura alla novità dello Spirito e l’adattamento agli orizzonti dai bassi profili ci offrono solo la malinconia della senescenza precoce» (don Tonino Bello).

Agire:
Rompi oggi una piccola abitudine che ti tiene fermo e sostituiscila con qualcosa che ti fa crescere, anche se ti costa» (RICCARDO TACCARDI, Smetti di rattoppare: lascia entrare il nuovo, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 63-64).

È bellissima la preghiera di don Tonino Bello. Forse molti la conoscevano già.
Credo che sia importante riflettere almeno su tre punti.
Occorre che ci sia un «lavoro lento, interiore». La vita cristiana non è fatta, come molti pensano, di episodi (il Battesimo e la Prima Comunione dei figli, una bella processione, ogni tanto un pellegrinaggio…).
Don Taccardi ci ricorda che si tratta di un lavoro al tempo stesso esigente e liberante. Ognuno riveda il proprio cammino (possibilmente anche di coppia) alla luce di questa frase.
Infine, è bello considerare che siamo invitati a evitare il rischio del compromesso.