Pensiero serale 01-12-2025

Normalmente il lunedì della I settimana di Avvento ci viene presentato il brano di Is 2,1-5, ma siccome questi versetti ci sono stati presentati già ieri, oggi ascoltiamo Is 4,2-6. Ecco il commento di padre Vanhoye.

«L’Avvento […] è il tempo dell’attesa. Non si tratta però di attendere passivamente la venuta del Signore, ma anche di prepararla. Se aspettiamo il Signore solo in modo passivo, quando egli verrà, non potremo accoglierlo, la nostra casa non sarà pronta a riceverlo; allora la sua venuta non sarà per noi una grazia, ma piuttosto un motivo di condanna. Invece, siamo invitati a preparare la sua venuta.
Nella prima lettura, Isaia ci dice che la preparazione consiste in una purificazione: si devono lavare “le brutture della figlia di Sion”, pulire l’interno di Gerusalemme “con il soffio del giudizio e con il soffio dello sterminio”: quindi, è necessaria una forte purificazione.
Ma questa purificazione deve avvenire nella speranza, ed essere veramente una preparazione all’incontro con il Signore. Essa non presenta soltanto un aspetto negativo, ma anche uno molto positivo. Se si trattasse soltanto di correggere e purificare la nostra vita, potremmo sentire tutto il peso di questo sforzo e scoraggiarci; ma in realtà si tratta di preparare la venuta del Signore buono e potente, si tratta di disporre il nostro cuore a un incontro di amore con lui, e così siamo invogliati a fare tale purificazione necessaria.
Dobbiamo anche riconoscere che l’attesa stessa è una purificazione. Attendere infatti significa che noi non abbiamo ancora ciò che desideriamo, e questo spesso ci costa. A volte vorremmo avere la consolazione del Signore, e ci lamentiamo se non ci viene data subito. Invece, dobbiamo capire che abbiamo bisogno di attendere, affinché questa attesa purifichi il nostro desiderio. La nostra cupidigia è segno di egoismo, di spirito di possesso; invece, l’attesa ci mette in un atteggiamento di accoglienza umile, docile.
Dobbiamo notare anche un altro elemento molto importante. Noi non siamo capaci di purificarci da soli, ma è il Signore stesso che opera la nostra purificazione. Isaia dice che il Signore verrà “quando avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito Gerusalemme […] con il soffio del giudizio e con il soffio dello sterminio”. Pertanto, noi attendiamo la venuta del Signore, ma il Signore in qualche modo è già presente in noi per purificarci.
Ci consola il fatto di sapere che egli è già presente in noi con la sua opera purificatrice; che egli stesso prepara la sua venuta se siamo docili alla sua azione.

Il Vangelo ci indica come andare incontro a Gesù che viene. Innanzitutto dobbiamo conoscere le nostre necessità, per presentarle al Signore. Il centurione ha bisogno dell’intervento di Gesù per il servo che soffre; e anche noi dobbiamo essere consapevoli di ciò di cui abbiamo bisogno, della nostra indigenza.
In secondo luogo, dobbiamo avere umiltà. Presentando a Gesù le nostre necessità e la nostra indigenza, dobbiamo riconoscere che non siamo degni che egli si disturbi per noi. Non dobbiamo pensare che sia una cosa dovuta che il Figlio di Dio si prenda cura di noi: non lo meritiamo.
Infine, dobbiamo aver fede. Dobbiamo riconoscere che il Signore ha i suoi modi di vedere e di agire, e quindi lasciare che sia lui a decidere come intervenire. Se ci fossimo trovati nella situazione del centurione, spontaneamente avremmo desiderato che Gesù venisse di persona a casa nostra e compisse visibilmente il miracolo. Il centurione invece ha rinunciato a questa richiesta e si è accontentato di una manifestazione meno evidente, ma in realtà più profonda, del potere di Gesù, con un’adesione più intima a lui: ha chiesto che Gesù si rendesse presente e guarisse con la sua parola.
Questo è il punto fondamentale: non dobbiamo esigere che il Signore intervenga nel modo stabilito da noi, con una manifestazione esterna visibile, ma dobbiamo aderire a lui più profondamente con la fede. E Gesù in questo episodio sottolinea appunto la fede del centurione.
Chiediamo allora al Signore di aiutare la nostra fede ad accoglierlo nel modo in cui egli stesso vuole presentarsi a noi: allora egli ci si rivelerà in una maniera più profonda e più conveniente alle nostre necessità» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 13-15).

Credo che sapete che il periodo di Avvento è diviso nettamente in due parti. Nella prima parte (fino al 16 dicembre) il sacerdote può scegliere tra due prefazi. Nel secondo di questi prefazi vengono menzionate le tre virtù teologali. Siccome padre Vanhoye parla dell’aspetto positivo della purificazione, potremmo intenderlo come l’invito a effettuare un cammino per progredire appunto in queste virtù.
Per quanto riguarda l’episodio narrato dal Vangelo, siamo esortati a riflettere sull’umiltà e sulla fede del centurione.
Infine, possiamo verificarci su un altro punto segnalato dal biblista: la purificazione del desiderio.