Pensiero serale 01-04-2026

Il commento al Vangelo di oggi (Mt 26,14-25), che vi spedisco, ci aiuta a riflettere sul profondo rapporto tra libertà, amore e sofferenza.

«Gesù rivela chi sia Dio e chi è l’uomo svelandoci nella propria storia divino-umana il mistero della libertà di entrambi. Ciò avviene soprattutto nella passione, quando persone ed eventi sembrano coartarlo, schiacciarlo, fino a configgerlo sulla croce. Il vangelo di oggi ci mostra due poli estremi delle umane potenzialità: la libertà di consegnare/tradire (l’abisso del rinnegamento: Giuda) e quella di consegnarsi/donarsi (il vertice del più grande amore per gli altri: Gesù). Tra questi due poli ognuno è libero di muoversi, di operare le sue scelte quotidiane, ma il vangelo ce ne fa consapevoli: ai due estremi opera la potenza di Dio oppure la forza del maligno. Tuttavia non ci è mostrata, oggi, solo l’ampiezza vertiginosa dell’umana libertà, ci è data anche la grazia di intuire qualcosa della libertà di Dio: così onnipotente da offrire all’uomo la salvezza senza forzature, così amante da consegnare – nel Figlio – se stesso, perché l’uomo non sia eterna e quasi ignara preda del peccato. Da sempre questa pasqua era preparata in Dio; e da quando il Figlio dell’uomo è venuto a compierla tra noi, si è aperto a ogni uomo un orizzonte nuovo e sconfinato di libertà: la libertà di amare donando anche la vita, per ritrovarsi in pienezza nel seno amante della Trinità» [ANNA M. CÀNOPI e COMUNITÀ DELL’ABBAZIA BENEDETTINA “MATER ECCLESIAE”, ISOLA SAN GIULIO, Meditatio, in GIORGIO ZEVINI – PIER GIORDANO CABRA (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia 2000, vol. 3, p. 392].

Mi permetto di aggiungere due piccole riflessioni.
Se mi rendo conto di aver commesso peccati particolarmente gravi, devo solo pensare che Dio mi ama immensamente.
Se, invece, faccio esperienza della slealtà e della cattiveria del prossimo, devo vedere tutto sempre nell’ottica del disegno di Dio. Il suo Amore, il suo regno, il suo progetto sono infinitamente più grandi di ogni miseria umana. Io sono chiamato a sperare, ad amare, ad abbracciare la croce.