Stasera voglio limitarmi a segnalarvi alcune delle espressioni dell’omelia di papa Benedetto che vi ho spedito ieri.
Per esempio, il Papa aveva detto:
«Questa domenica ci invita a salire con il Signore e con i suoi Apostoli sul monte dell’incontro con Dio, sulle altezze del Tabor. Come fare?».
Io penso che nella mia giornata devo cercare un “monte” (cioè un momento di silenzio, solitudine, ascolto, comunione profonda col Signore lontano da ansia, preoccupazioni, rumori, distrazioni).
Poi egli si è soffermato sui “sette ordini”, che ancora oggi possono donarci ottimi spunti per la crescita spirituale. Vi ricordo ciò che egli diceva sull’ “ostiariato”: da “ostium” in latino “porta”, cioè colui che apriva la porta della chiesa:
«Aprire la porta a Cristo, avere la sensibilità di ascoltare come Lui bussa alla nostra porta, capire che gli si deve aprire, perché entri in noi, e dall’altra parte avere discernimento, cioè sapere anche dove chiudere e non aprire».
Credo che possiamo far tesoro di questo per il nostro cammino quaresimale. Ecco altri spunti per l’esame di coscienza e per fare ottimi propositi: egli ha parlato dell’esorcistato nei termini seguenti: «accettare la battaglia contro il maligno, contro tutti gli spiriti dell’ipocrisia, dell’arroganza, della menzogna, del male».
Forse il punto che mi è sembrato maggiormente denso di significato per la nostra vita è il rapporto tra la Passione di Gesù e l’Eucaristia. Ecco le parole del Papa:
«La forza redentrice, la morte di Dio, non è l’atto dell’uccisione, ma l’atto interiore nel quale l’odio degli uomini viene trasformato da Gesù in un atto d’amore, in un atto di dono totale di sé al Padre. Questo dono di sé, che è il vero sangue di Cristo, il darsi di Gesù a Dio, è tirare l’uomo fuori dalla sua tristezza verso la luce di Dio; questo atto di amore, questa trasformazione dell’odio umano in amore, con cui Gesù si dà per noi al Padre, è il vero “lavaggio”, è quella forza purificatrice che rende luminosi anche i nostri vestiti, cioè il nostro essere […]. Nell’Eucaristia entriamo in questa realtà, Gesù ci tira nell’interno di questo suo amore e ci lava, e così ci rende di nuovo luce, anche se abbiamo bisogno sempre di nuovo di essere in cammino per arrivare finalmente alla vera trasfigurazione del nostro essere, all’essere luce con la stessa Luce».
In altre parole, Gesù trasforma il pane e il vino durante l’Ultima Cena e durante ogni s. Messa, ma tutto questo è legato al fatto che Gesù trasformò l’odio degli uomini nell’atto di amore con cui egli si donava al Padre e a noi. Tale profonda trasformazione ha come vero scopo la “trasformazione”, in un certo senso la “trasfigurazione” della nostra persona, della nostra interiorità per essere come Gesù luminosi, “Luce nell’Amore” come Lui.
Non dimentichiamo che sant’Agostino affermò che, cibandoci dell’Eucaristia, dobbiamo diventare ciò che mangiamo, cioè Gesù!
Questo collegamento tra la Trasfigurazione e l’Eucaristia (il quarto e il quinto mistero luminoso del Rosario) è una riflessione di papa Ratzinger davvero preziosa.