Pensiero serale 01-02-2026

Il Vangelo della s. Messa di oggi è certamente tra i più importanti in assoluto. Cercherò di offrirvi più di un commento. Comincio stasera dalle riflessioni di don Fabio.

«Le Beatitudini proclamano otto volte la stessa meta: il regno di Dio, lì dove ci sono un’autentica consolazione e una sicura eredità. Il luogo verso cui ci indirizzano è una soddisfazione completa, non fugace ma eterna, dove si è visitati dal perdono più profondo e dove si giunge al più straordinario dei panorami: la visione di Dio. Le beatitudini sono la strada per assaggiare la paternità di Dio e per entrare in quel Regno che solo è degno della nostra fedeltà. Chi sia interessato a queste “pienezze” deve tornare all’inizio di ogni beatitudine e guardare gli otto cammini annunciati da Gesù.
La povertà non è una condizione comoda e piacevole, ma essere poveri in spirito è consapevolezza di insufficienza, condizione essenziale per ricevere i doni di Dio. Essere in lutto mette in condizione di poter ricevere la pienezza della consolazione. Le lacrime e il lutto per se stessi possono spesso far cercare consolazioni inutili che non servono a nulla. Ma il lutto può anche portare un raggio di saggezza rispetto alla vita. Il pianto può essere un’occasione importante, un dono che Dio ci fa. Molto spesso, infatti, mentre siamo soffrendo, il Signore ci sta preparando per qualcos’altro
La mansuetudine implica la rinuncia all’aggressività, il sottrarsi allo scontro, l’astensione dall’opporsi agli altri. Noi detestiamo essere miti! Preferiamo resistere e combattere ma con la nostra forza e la nostra oppositività arriviamo solo a quel che siamo in grado di prendere con la nostra rabbia. Poca roba e mal conseguita. La mitezza, al contrario, è la strada per fare esperienza della Provvidenza.
Avere fame e sete di giustizia, secondo le categorie bibliche, vuol dire sapersi ingiusti, ossia essere consapevoli del proprio bisogno di una maggiore giustizia. Significa essere consapevoli dei propri errori.
Essere misericordiosi è riconoscere di non avere il diritto di condannare. Quante volte ci concentriamo sull’analisi dei peccati altrui e perdiamo di vista i nostri. Chi è misericordioso ha una corretta prospettiva su sé stesso.
I puri di cuore sono coloro che esercitano disciplina sui propri moti interiori e che imparano a selezionare ciò che è giusto, astenendosi dal seguire i sentieri distruttivi verso cui il cuore vorrebbe spesso condurci.
Il perseguitato è qualcuno che è stato estromesso. L’etimologia della parola usata da Gesù si riferisce a qualcuno che è stato espulso, emarginato. Se i perseguitati sono benedetti, allora significa che è in un certo senso importante essere esclusi. Essere sulla soglia del Regno, infatti, significa spesso essere ai margini del mondo. È facile che, se seguiamo il Signore della verità, diventiamo una delusione per una galassia di conta-frottole!
Che vita interessante è questa! La vita cristiana non è banale né prevedibile. È piena di novità autentica, un cammino di scoperta che il Signore ha preparato per noi.
Le otto beatitudini sono l’annuncio di otto opere che Dio può fare in noi a partire dalla nostra povertà, che non è sciagura ma potenzialità, come tutte le condizioni evocate dalle beatitudini» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico A, San Paolo, Cinisello Balsamo 2022, pp. 64-66).

Credo che siano spunti utilissimi per conoscere meglio Gesù (nelle beatitudini il Signore ci ha offerto il proprio ritratto e, quindi, l’obiettivo cui dobbiamo mirare) e per compiere un esame di coscienza approfondito.
Mi ha colpito molto una frase: quella che consiglia la «disciplina sui propri moti interiori». Siamo esattamente agli antipodi di “va’ dove ti porta il cuore”. Ecco la vigilanza, ecco il desiderio di compiere veramente la volontà di Dio, l’unica strada verso la vera felicità.