Vi spedisco un commento al Vangelo di oggi (Mt 25,1-13).
Lectio Divina
«In piccoli vasi
Lettura
Proseguendo il discorso sulla vigilanza Gesù narra la “parabola delle dieci vergini”. Metà sono “stolte” perché “non prendono l’olio”: pensavano forse che le lampade sarebbero rimaste accese da sé fino all’arrivo dello sposo? Non erano abituate a lunghe attese! Quelle sapienti invece portano con sé anche l’olio, in piccoli vasi. E da notare che tutte si addormentano: la vigilanza, qui, non è soltanto un vegliare fisico, ma è soprattutto custodire il cuore. L’attenzione del nostro spirito va continuamente ridestata in attesa dell’arrivo del Salvatore, nei modi e nei tempi che sceglie per visitarci. Paolo ci incoraggia: “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini”, e cosi il salmo: “il suo disegno sussiste per sempre”.
Meditazione
Quando abbiamo preparato la corona d’Avvento, lo scorso anno, alla vigilia della prima domenica, la telefonata di un amico ci ha riscaldato il cuore. Ci ha detto che lui non usa mettere quattro lampade fin da subito, ma una soltanto, che rimane accesa. Così, di domenica in domenica, si aggiunge la luce, aggiungendo lampade accese. Se no, accade come con le vergini stolte, che avevano le lampade spente, in mancanza di olio. Inoltre, non possono esserci lampade spente lì dove c’è il Signore, perché “Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna” (1Gv 1,5). Che grande insegnamento ci ha trasmesso! Il vangelo di oggi ci aiuta a rammentarlo. Lo Sposo tarda a venire, ma a mezzanotte un grido fa percepire il suo arrivo. A metà della notte, nel buio completo, il Signore arriva. Arriva quando meno ce lo aspettiamo. Sembra quasi che gli incontri più belli, più importanti, anche nella storia d’Israele, debbano avvenire di notte. Il popolo esce di notte dall’Egitto; Nicodemo incontra Gesù di notte. Nella notte si vede più chiaramente la luce che il Signore è venuto a portarci; nel buio la luce risplende. Merita anche attenzione il fatto che Gesù parli di “piccoli vasi”. Andare incontro allo Sposo trasportando l’olio negli orci non sarebbe stato molto pratico, né opportuno. Sono i “piccoli vasi” a fare la differenza, perché rimangono leggeri, e poi perché dell’olio, come del lievito, non ne serve una quantità enorme. E la sua semplice presenza a garantire il permanere della luce. Un teologo del secolo scorso, J. Moltmann, scrisse: “La fede cristiana non è fiducia cieca ma attesa vigile di Dio… L’atteggiamento che i primi cristiani assumevano nell’orazione è quello del fedele in piedi, a braccia distese, con la testa alta e gli occhi aperti, pronto a mettersi in marcia o a spiccare il salto”.
Preghiera:
Risvegliamo l’attesa vigile del Signore pregando cosi: “Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia” (cfr. Sal 129,5-7).
Agire:
Quale mio piccolo “vaso” posso riempire per restare vigile e custodire il mio cuore, aspettando il Signore che anche oggi vuole incontrarmi?» (MONACHE DEI MONASTERI COTTOLENGHINI, In piccoli vasi, in Messa meditazione 2026, luglio-agosto, pp. 428-429).
Quando penso alla luce non posso non essere certo che Gesù è la Luce. Io sono nella luce, sono a mia volta luce per gli altri, nella misura in cui sono unito a Lui (grazie alla preghiera, ai Sacramenti, nel costante contatto con la Bibbia, la Santa Tradizione e il Magistero) e, siccome la Chiesa è luce, io devo capire nella Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo e dei responsabili della comunità, come posso essere luce per gli altri.