Pensiero serale 29-05-2026

Oggi vi propongo il commento di padre Vanhoye alla Prima lettura della s. Messa (1 Pt 4,7-13).

«Nella prima lettura Pietro ci esorta a vivere “secondo il dono ricevuto”, usandolo “come buoni amministratori”. Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli di aver ricevuto molte grazie da Dio, e lo saremo se abbiamo fede. La fede, infatti, è una luce potente che ci fa vedere che tutto quello che abbiamo, tutte le nostre qualità fisiche, morali e spirituali, sono un dono gratuito di Dio: un dono che Dio ci fa perché lo mettiamo a servizio degli altri. Tutto quello che abbiamo ricevuto è un dono che noi dobbiamo comunicare agli altri; e quanto più lo comunicheremo, tanto più riceveremo grazie dall’amore di Dio.

Se viviamo cosi, tutto acquista il suo giusto orientamento. Pietro ci indica due modi di comportarci, che riguardano rispettivamente la parola e il servizio. Il primo è: “Chi parla, lo faccia con parole di Dio”. Se prendessimo sul serio questa affermazione dell’apostolo, quante nostre conversazioni dovrebbero cambiare! Il secondo modo è: “Chi esercita un ufficio, lo compia con l`energia ricevuta da Dio”. Se abbiamo una autorità o un compito di responsabilità, dobbiamo servire, sapendo che la nostra forza ̶ non tanto quella fisica quanto quella spirituale ̶ e la nostra capacita di amare provengono da Dio e ci sono state date per il servizio dei nostri fratelli e sorelle.

Pietro conclude l’esortazione con questa frase: “Perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo”. Parole e servizio: tutto deve essere per la gloria di Dio. Ricevere la grazia del Signore e comunicarla è un ideale semplice, bello, ma difficile: occorre essere umili, riconoscenti, generosi verso tutti. Cerchiamo allora di essere uniti al Cuore di Gesù, perché ci ricolmi della sua umiltà e del suo zelo per la gloria del Padre» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 155-156).

È evidente il collegamento con la parabola dei talenti (cfr. Mt 25,14-30). Il cristiano deve coniugare ascolto, contemplazione, attività e servizio, senza mai cadere nella pigrizia o nell’attivismo. Al centro devono esserci la gratitudine, la fiducia e un profondo atteggiamento vocazionale. Conta poco l’attività concreta che svolgo, devo eseguire in ogni circostanza il disegno che il Signore ha su di me. Se mi rendo conto di questo, non bado né al mio stato d’animo né ai risultati, ma cerco solo la gloria di Dio. Infine vi segnalo il cenno al Cuore di Gesù (fra poco inizia il mese di giugno) e vi ricordo che oggi è la Memoria di san Paolo VI, che davvero ci ha testimoniato tutto questo con la sua vita, il suo magistero, la sua santità.